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Piacciavi, o gloriose eccelse Mura,
Chiaro albergo di Eroi, sede d'Impero,
Che a voi rivolga alfine un guardo altero
Da questa, ove io pur son, prigione oscura.
Gran tempo per mia sorte acerba e dura
Tenni lungi da voi l'occhio e il pensiero,
Dal dì che in riva all'Istro Amor severo
Di mie potenze ebbe governo e cura.
E ancor m'arde il tiranno e mi divora,
E tenta nel mio sen spegner l'amico
Raggio di onor, che i sette Colli indora.
Ma spero un dì sottrarmi al fier nemico,
Ché io sento in me fra le catene ancora
Qualche favilla del valore antico.