558

By Antonio Tebaldeo

O rauca e debil lingua, o piedi lassi,

o nocte, o giorni, o mesi, o tempi persi,

o lacrime, o sospiri, o rime, o versi,

o carthe, o penne, o inchiostro, o stanchi passi,

o mei tristi occhi lacrimosi e bassi,

che in hora infausta e per mio male apersi,

quando il colpo mortal nel cor sofersi

da quella che nel cielo alegra stassi,

hor siam fuor di speranza e di tormento,

anci radopiato è il nostro male

poi che il bel lume di madonna è spento.

Morto rimango e lei facta è immortale

volando al cielo, ond'io tardi me pento

ch'io posi tanto amore in cosa frale.