56 (RVF 323)

By Giacomo Leopardi

Standomi un giorno, solo, alla fenestra,

Onde cose vedea tante e sì nove

Ch'era sol di mirar quasi già stanco,

Una fera m'apparve da man destra

Con fronte umana da far arder Giove,

Cacciata da duo veltri, un nero un bianco,

Che l'uno e l'altro fianco

Della fera gentil mordean sì forte

Che 'n poco tempo la menaro al passo

Ove chiusa in un sasso

Vinse molta bellezza acerba morte;

E mi fe sospirar sua dura sorte.

Indi per alto mar vidi una nave

Con le sarte di seta e d'or la vela,

Tutta d'avorio e d'ebeno contesta;

E 'l mar tranquillo e l'aura era soave,

E 'l ciel qual è se nulla nube il vela;

Ella carca di ricca merce onesta.

Poi repente tempesta

Oriental turbò sì l'aere e l'onde,

Che la nave percosse ad uno scoglio.

O che grave cordoglio!

Breve ora oppresse e poco spazio asconde

L'alte ricchezze a null'altre seconde.

In un boschetto novo i rami santi

Fiorian d'un lauro giovenetto e schietto,

Ch'un degli arbor parea di paradiso;

E di sua ombra uscian sì dolci canti

Di vari augelli, e tanto altro diletto,

Che dal mondo m'avean tutto diviso.

E mirandol io fiso,

Cangioss'il ciel intorno, e tinto in vista,

Folgorando 'l percosse, e da radice

Quella pianta felice

Subito svelse: onde mia vita è trista;

Che simil ombra mai non si racquista.

Chiara fontana in quel medesmo bosco

Sorgea d'un sasso, ed acque fresche e dolci

Spargea, soavemente mormorando:

Al bel seggio riposto, ombroso e fosco

Nè pastori appressavan nè bifolci,

Ma ninfe e muse, a quel tenor cantando.

Ivi m'assisi; e quando

Più dolcezza prendea di tal concento

E di tal vista, aprir vidi uno speco,

E portarsene seco

La fonte e 'l loco: ond'ancor doglia sento,

E sol della memoria mi sgomento.

Una strania fenice, ambedue l'ale

Di porpora vestita e 'l capo d'oro,

Vedendo per la selva, altera e sola,

Veder forma celeste ed immortale

Prima pensai, fin ch'allo svelto alloro

Giunse, ed al fonte che la terra invola.

Ogni cosa alfin vola:

Che mirando le frondi a terra sparse

E 'l troncon rotto, e quel vivo umor secco,

Volse in se stessa il becco

Quasi sdegnando; e 'n un punto disparse:

Onde 'l cor di pietate e d'amor m'arse.

Al fin vid'io per entro i fiori e l'erba

Pensosa ir sì leggiadra e bella donna,

Che mai nol penso ch'i' non arda e treme;

Umile in se, ma 'ncontr'Amor superba:

Ed avea in dosso sì candida gonna,

Sì testa, ch'oro e neve parea insieme:

Ma le parti supreme

Erano avvolte d'una nebbia oscura.

Punta poi nel tallon d'un picciol angue,

Come fior colto langue,

Lieta si dipartio, non che secura.

Ahi null'altro che pianto al mondo dura!

Canzon, tu puoi ben dire:

Queste sei visioni al signor mio

Han fatto un dolce di morir desio.