564

By Antonio Tebaldeo

Se mai fra gente per ventura arivo,

parlan tra lor del mio infelice stato;

e chi me guarda in fronte e chi da lato,

dicendo l'uno a l'altro: “È 'l morto o vivo?”

Morto non son, ma cum gran pena vivo,

talch'io vorei de vita esser spogliato.

Ma il ciel rengratio e Dio che hormai slegato

son di cathene e d'amor sciolto e privo.

False speranze e pensier' vani e sciocchi

me desvïarno dal camin verace,

ond'io non ebbi mai quïeta stanza.

Sin qui son stato ciecco, hor alzo gli occhi

al cielo, ove io ritrovo eterna pace,

bon fin, iusto Signor, certa speranza.