565

By Antonio Tebaldeo

Quanto più guardo a questa nostra vita,

vita non già, ma una pregione oscura,

ognhor trovo la strada più smarita.

Vedo che 'l nostro stato poco dura:

già fui fanciullo et hor son facto vecchio,

et ho cangiato il pelo e mia figura.

Cussì pensando ognhora più m'invecchio,

né mai m'acorgo del fugir de l'hore,

avendo inanti a gli occhi un chiaro specchio.

Vedo come ciascun che nasce more,

vedo che è breve ogni piacer mortale,

vedo che è ciecco chiunque segue Amore.

Hormai spiegare a meglior volo l'ale

convieme e abandonar questo pensiero

che m'ha tenuto un tempo in cosa frale.

Già fa molti anni, il mio drito sentiero

habandonai per seguir altre strade:

da indi in qua mai non conobi il vero.

E fugì il tempo e la mia verde etade,

ch'io non m'acorsi, e anchor non me n'aveggio,

sì son privo de pace e libertade.

Spesso del mio fallire, io me correggio

e dico: “Stolto, che pensando vai?”

Cussì ogni giorno vo di male in peggio.

Misero me, tempo sarebbe hormai

d'essere uscito fuor de tanti affanni,

e son nei lazi involto più che mai.

Cum mille ingegni, con mille arte e inganni,

Amor mi mena al mio antico camino,

nel qual, misero, entrai fin da' primi anni.

Anchor ritorno a quel verde giardino

che tien ne l'entrar rose e dentro spine,

né vedo il punto mio presto e vicino.

Alciamo gli occhi a l'opre alte e divine!

Anima simplicetta, che vai detro?

Passato è il mezo, hora pensiamo al fine!

Pensa come è fondare in fragil vetro

chi ferma sua speranza in questo mondo,

mondo non già, ma carcer duro e tetro.

Questo mar tempestoso è senza fondo;

e quanto l'huom più cerca uscirne fora,

ognhora il trova più cavo e profondo.

Perhò la barca tua che ivi dimora

rivolgi fuor de' scogli in altra parte,

inanti che sia gionta l'ultima hora.

Perso hai l'ingegno, la ragione e l'arte,

e vai dispersa senza alcun sustegno

priva de remi, de ancore e di sarte.

Rivolgite a mirar l'eterno regno

che sol pò liberar tua fragil barca

e trar de horribile onde il nostro legno.

Pensa che andar conviente nuda e scarca

a l'altre rive fuor di questa scorza,

e tu sei de peccati e d'error' carca.

Guardate indietro e dal camin ti torza

un risplendente e fiammegiante raggio

che ogni altra luce col suo lume amorza.

Con questo pòi finire il tuo viaggio

secura fuor de scogli e di tempesta,

non temendo di vento aspro e malvaggio.

Al viver corto che a fornir te resta

provedi inanti che ne trovi Morte,

acioché, fuor di questa fragil vesta,

ritorni lieta a la superna corte.