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By Torquato Tasso

Già il notturno sereno

di vaga luce indora

la stella che d'amor sfavilla e splende,

e rugiadosa il seno,

i crin stillanti a l'ora

spiega la notte e 'l ricco vel distende.

Ecco: Imeneo giù scende

trattando l'aria e i venti

con le dipinte piume,

e, mentre sparge il lume

d'aurata face in mille raggi ardenti,

destro il ciel gli si gira

e gli arride la terra e l'aura spira.

Ardon le piagge e l'onde

di legittimo foco

al lampeggiar de le celesti faci;

s'ode tra fronde e fronde,

qual di colombe, un roco

dolce interrotto mormorar di baci;

con nodi più tenaci

l'edera il tronco abbraccia,

e circondan le viti

gl'infecondi mariti;

né in tana o in nido è chi solingo giaccia;

ed in spelonca e 'n bosco

lascian l'ira i leoni e gli angui il tosco.

Santo dio, che congiungi

a l'opre de la vita

sotto giogo di fé concordi amanti;

che molle pungi, ed ungi

di mel poi la ferita

sì che stilla per gli occhi in dolci pianti;

tu, che d'unir ti vanti

entro il voler d'un petto

pensier casti e lascivi,

e vezzosi atti e schivi

tempri, mirabil fabbro, in un aspetto;

tu, dio, tu pungi il core

in cui spuntò le sue quadrella Amore.

Questa bella guerriera

che, o contra Amor s'accinga

o per lui cinga l'arme, è vincitrice,

da l'amorosa schiera

lunge se 'n va solinga

e scompagnata in guisa di fenice,

però ch'a lui non lice

frenarla, e si contenta

s'ella talor non sdegna

di seguir la sua insegna,

sì ch'altrui piaghi e piaga in sé non senta;

ma non s'agguagli teco

fanciul nato di furto, ignudo e cieco!

Santo Imeneo, riguarda

il giovane regale

e de' suoi preghi interni odi la voce,

che chiama lenta e tarda

la notte a te senz'ale,

pigro cursor dietro a cursor veloce!

E qual destrier feroce,

che 'l generoso sdegno

in fumo accolto spiri

e 'l fren morda e s'aggiri

e di canora tromba aspetti il segno,

tal ei par che s'accenda

e 'l dolce invito di battaglia attenda.

Già veggio e sento, o parmi,

sonar lo strale e l'arco

e chiara fiammeggiar l'aurea facella:

ecco, punta è da l'armi

quasi cervetta al varco

e tutta arde d'amor la verginella;

ma pur talor rubella

si mostra nel sembiante,

e vaga e ritrosetta

minaccia e 'nsieme alletta,

or di guerriera in atto ed or d'amante;

e 'n un dubbia e confusa,

fra vergogna e desir, brama e ricusa.

Va fra gli sdegni ed osa,

regio garzon, ch'al fine

pietosa fia questa beltà crudele!

Si coglie intatta rosa

fra le pungenti spine,

e fra gli aghi de l'api il dolce mele.

Lascia pur ch'ella cele

sue voglie e ti contrasti;

rapisci: più graditi

sono i baci rapiti

e più soavi son quanto più casti;

non cessar fin che 'l sangue

non versa e vinta a te sospira e langue.

Sacra lieto trofeo

del bel cinto disciolto

e de le spoglie sue di sangue sparte,

e i giochi d'Imeneo

rinnova in nodi accolto

più bei di quei ch'unir Ciprigna a Marte.

Se Febo a me comparte

suo spirto e 'l ver mi scopre,

dal bel grembo fecondo

verranno Alfonsi al mondo,

i quai rinnoveranno i nomi e l'opre

famose in pace e 'n guerra

di quei ch'ornano il ciel, ornar la terra.

Ma ecco in oriente

appare Espero amica:

Espero no, che luce annunzia e porta.

Facciasi a questa ardente

lusinghiera fatica

tregua ch'a pugna invita e riconforta;

e la fanciulla accorta

gli occhi tremanti abbassi,

e su l'amato fianco

appoggi il capo stanco.

Versi fiori Imeneo su' membri lassi,

e lor temprin gli ardori

col ventilar de l'ale i vaghi Amori.

Desta, canzone, i cigni

cui dolce il Po dà l'ombra e l'esca e l'onda,

ché debil canto gran voce seconda.