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Già il notturno sereno
di vaga luce indora
la stella che d'amor sfavilla e splende,
e rugiadosa il seno,
i crin stillanti a l'ora
spiega la notte e 'l ricco vel distende.
Ecco: Imeneo giù scende
trattando l'aria e i venti
con le dipinte piume,
e, mentre sparge il lume
d'aurata face in mille raggi ardenti,
destro il ciel gli si gira
e gli arride la terra e l'aura spira.
Ardon le piagge e l'onde
di legittimo foco
al lampeggiar de le celesti faci;
s'ode tra fronde e fronde,
qual di colombe, un roco
dolce interrotto mormorar di baci;
con nodi più tenaci
l'edera il tronco abbraccia,
e circondan le viti
gl'infecondi mariti;
né in tana o in nido è chi solingo giaccia;
ed in spelonca e 'n bosco
lascian l'ira i leoni e gli angui il tosco.
Santo dio, che congiungi
a l'opre de la vita
sotto giogo di fé concordi amanti;
che molle pungi, ed ungi
di mel poi la ferita
sì che stilla per gli occhi in dolci pianti;
tu, che d'unir ti vanti
entro il voler d'un petto
pensier casti e lascivi,
e vezzosi atti e schivi
tempri, mirabil fabbro, in un aspetto;
tu, dio, tu pungi il core
in cui spuntò le sue quadrella Amore.
Questa bella guerriera
che, o contra Amor s'accinga
o per lui cinga l'arme, è vincitrice,
da l'amorosa schiera
lunge se 'n va solinga
e scompagnata in guisa di fenice,
però ch'a lui non lice
frenarla, e si contenta
s'ella talor non sdegna
di seguir la sua insegna,
sì ch'altrui piaghi e piaga in sé non senta;
ma non s'agguagli teco
fanciul nato di furto, ignudo e cieco!
Santo Imeneo, riguarda
il giovane regale
e de' suoi preghi interni odi la voce,
che chiama lenta e tarda
la notte a te senz'ale,
pigro cursor dietro a cursor veloce!
E qual destrier feroce,
che 'l generoso sdegno
in fumo accolto spiri
e 'l fren morda e s'aggiri
e di canora tromba aspetti il segno,
tal ei par che s'accenda
e 'l dolce invito di battaglia attenda.
Già veggio e sento, o parmi,
sonar lo strale e l'arco
e chiara fiammeggiar l'aurea facella:
ecco, punta è da l'armi
quasi cervetta al varco
e tutta arde d'amor la verginella;
ma pur talor rubella
si mostra nel sembiante,
e vaga e ritrosetta
minaccia e 'nsieme alletta,
or di guerriera in atto ed or d'amante;
e 'n un dubbia e confusa,
fra vergogna e desir, brama e ricusa.
Va fra gli sdegni ed osa,
regio garzon, ch'al fine
pietosa fia questa beltà crudele!
Si coglie intatta rosa
fra le pungenti spine,
e fra gli aghi de l'api il dolce mele.
Lascia pur ch'ella cele
sue voglie e ti contrasti;
rapisci: più graditi
sono i baci rapiti
e più soavi son quanto più casti;
non cessar fin che 'l sangue
non versa e vinta a te sospira e langue.
Sacra lieto trofeo
del bel cinto disciolto
e de le spoglie sue di sangue sparte,
e i giochi d'Imeneo
rinnova in nodi accolto
più bei di quei ch'unir Ciprigna a Marte.
Se Febo a me comparte
suo spirto e 'l ver mi scopre,
dal bel grembo fecondo
verranno Alfonsi al mondo,
i quai rinnoveranno i nomi e l'opre
famose in pace e 'n guerra
di quei ch'ornano il ciel, ornar la terra.
Ma ecco in oriente
appare Espero amica:
Espero no, che luce annunzia e porta.
Facciasi a questa ardente
lusinghiera fatica
tregua ch'a pugna invita e riconforta;
e la fanciulla accorta
gli occhi tremanti abbassi,
e su l'amato fianco
appoggi il capo stanco.
Versi fiori Imeneo su' membri lassi,
e lor temprin gli ardori
col ventilar de l'ale i vaghi Amori.
Desta, canzone, i cigni
cui dolce il Po dà l'ombra e l'esca e l'onda,
ché debil canto gran voce seconda.