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Apparechiative, occhi, a pianger sempre,
privi di luce; hor t'apparecchia, pecto,
nutrir sospiri insin che dura il fiato;
apparèchiate, mano, a scriver versi
sol di dolore; e tu, mia lingua aflicta,
in condolerte ognhor più di Fortuna.
Gli è pur disposto il cielo e la Fortuna
che senza alcuna tregua io viva sempre
in mortal guerra, e che mia voce aflicta
non resti mai d'afaticare il pecto,
e ch'io non muti mai stile, né versi,
sin che fugge da me l'ultimo fiato.
Io non so come più me resti fiato,
avendomi dogliuto di Fortuna
sì longo tempo, e come tanti versi
trovi la fantasia che pensa sempre,
come a tanti sospir' duri il mio pecto
e non si parta l'alma inferma e aflicta.
Deh, perché Morte hormai la carne aflicta
non trâ di stento? Ché un suo picol fiato
potria il foco amorzar dentro al mio pecto
e sciolgerme dai lazi di Fortuna,
ché contento serei per non star sempre
a perder penne, carte, inchiostro e versi.
Le triste rime e i lacrimosi versi,
che mia memoria travagliata e aflicta
volge e rivolge giorno e nocte sempre,
e dei caldi sospiri il longo fiato
dovrian mover leon nonché Fortuna,
uno orso, un tygre e ogni indurato pecto.
Ma stiammi ognhora a balestrar nel pecto
e facia di me stracio e de' mei versi,
questa tanto contraria a me Fortuna,
ché quanto fia mia mente ognhor più aflicta,
sin che il ciel mi darà posanza e fiato,
sempre ferma starà dove fo sempre.
Sempre madonna me fia scritta in pecto:
lei sola il fiato mi pò dare e i versi
e trar mia barca aflicta di Fortuna.