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O amico dell'amico amico,
tu sai che 'l ver ti dico,
ché coccola per fico
hai riscevuto!
Tu fusti il ben fottuto l'altra sera,
quando co' lieta cera
a casa dell'amico andasti,
benché ti ritrovasti
un po' schernito.
Trovastiti al convito
d'un malandrino,
ché davanti al mattino
tu n'avesti un bottino
d'una ventina,
benché la medicina
ti fu sana.
Tu fusti la puttana
de' saccomanni,
che per molti e molti anni
eran suti affamati;
tu gli hai risucitati,
al parer mio.
El culiseo con disio
ha fatto ogni suo mostra
e nella giostra
ha rotto ogni suo lanza,
che sarebbe abbastanza
in acqua dura.
Benché fu tua ventura
a questa volta,
tu sonasti a racolta
d'ogni ragazzo;
ma tu l'hai per sollazzo
che frate cazzo
t'apra il buco del forame.
I' non so se 'l merdame
si sostenne
o se ne venne
liquido per forza.
Tu hai rotta la scorza
del tuo bucherello
e 'l tuo budello
pare un borsello
da salimbacca,
mescolato con cacca
di bambino.
Se delle brache miri il panno lino
parrà colore strano.
A uon che voglia non ti mostri villano
e fai del grosso;
ora i' non ti posso
più dire:
ingegnati di servire
cotal gentaglia.
Se questo mi vaglia,
tu (mi) pari una canglia
sbardellata.
E ben hai rilevata
la tua fama;
la plebe ti chiama:
- Brai! -,
ruffiani, pastaccini,
purgator, galigai
e simil gente.
Ond'è che non ti mente
il mio sermone,
ché per un buon boccone
dietro a ogni poltrone
tu anderesti
e non ti cureresti
fussino un centinaio,
o amicaccio mio più bel ch'un merdaio,
che ben puoi portare il vaio
nella berretta.
Tu se' messo alla setta
de' cattivi;
tu ti mescol fra' pivi
e non di' il vero.
Tu se' corto e nero
che par propio un polero
di campagna.
Tu mi pari una cagna
che vadia ingesta
e 'l tuo cul non ha festa
né vigilia.
Madonna Cicilia,
il cul ti zampilia
ed hai gran ressa.
Or io t'ho detta la messa
e hottela detta spressa,
per non ti racontar più il tuo danno,
rimanti col malanno
che Dio ti dia,
ch'esser non puoi più tristo che ti sia.