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By Torquato Tasso

Donne cortesi e belle,

che di luce amorosa

gli occhi appagate ed accendete i cori,

quasi lucide stelle

in questa notte ombrosa

sgombrate voi le tenebre e gli orrori.

Sono a i celesti errori

vostri balli sembianti,

e quando con sorriso

viso volgete a viso,

tai son gli aspetti de le stelle erranti;

e virtù da voi piove

qual sopra noi Marte l'infonde o Giove.

A voi gli eterni lumi

han concesso il governo

de l'alme umane e l'amoroso impero;

voi create i costumi,

e voi nel petto interno

mutate ad or ad or voglia e pensiero.

S'io languisco o se spero,

s'altri gioisce e gode,

a voi s'ascriva: a voi

rechi gli affetti suoi

ciascun amante e vi dia biasmo e lode:

ché, s'egli cangia stato,

gira co' giri de' vostri occhi il fato.

Voi lontane dal sole

da lui la luce avete,

ed ei col suo splendor non vi nasconde;

ma le vostre carole

dolci amorose e liete

tempra il suo moto e 'l vostro al suo risponde.

Care luci gioconde,

quale stella è nel cielo

che spiegasse giammai

sì chiari e vaghi rai?

Ma se nube e se nebbia a lor fa velo,

cela nube e vapore

d'ira e di sdegno il vostro almo splendore.

Oh! se sempre tranquille

fosser le luci vaghe,

qual indi attenderei vita felice!

Ma che? ne le faville.

spirto d'amor che vaghe

parria farfalla e non parria fenice,

perché solo al sol lice

destar foco vitale

ove, con breve pena

ella morendo a pena,

rinasce e rinnovella i membri e l'ale;

ma, se al sol non v'agguaglia,

questo mio rozzo stil nulla ve 'n caglia.

Ché s'egli è senza pari,

a gli amanti è molesto

e i dolci furti lor scopre e rivela.

Gli altri lumi men chiari

son più cortesi in questo,

sì ch'amante di lor non si querela.

Guida lor luce e cela

quando con l'ombre è mista

a i diletti furtivi

i vergognosi e schivi,

a cui forse del sol spiace la vista:

questa lode m'insegna

darvi Amor, ch'in voi scherza ch'in me regna.

Ma pur fra voi più l'una

è de l'altre lucente,

sì ch'a la stella de l'Amor somiglia,

che quando il ciel s'imbruna

si mostra in occidente,

poi sorge innanzi l'alba aurea e vermiglia,

e da le liete ciglia

dolci rugiade versa

onde i fioretti e l'erbe

si fan vaghe e superbe,

e par la terra di diamanti aspersa.

A te le luci mie

volgo, o stella, che serri ed apri il die.

L'altre io ben lodo e miro,

ma te canto e vagheggio,

te, che de gli occhi e del pensier sei segno:

col tuo lume mi giro,

e sol per grazia cheggio

ch'io te veda senz'ira e senza sdegno.

Tu fecondar l'ingegno

puoi col soave raggio,

e rinfrescar l'arsura

con la rugiada pura

sì ch'abbia frutti e fior l'aprile e 'l maggio:

onde poscia n'adorni

gli altari tuoi ne' festi alteri giorni.

Vanne, mia canzonetta, e fra le cinque

rimira la più bella:

a lei t'inchina riverente ancella.