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Tu, che da cento preziose vene
di cento ricchi e fortunati ingegni
trar cerchi oro sì bel che ne disdegni
Ermo e Pattol quel de le proprie arene,
ben fregio sol di scelt'oro conviene
a quella Perla che d'ornar t'ingegni,
ch'è per sé tal che non han gli ampi regni
del mar gemma sì lucide e serene.
Egregio mastro, che con l'oro altrui
mirabilmente il tuo gentil lavoro
congiungi e di color vago l'aspergi,
e 'l mio piombo anco chiedi? e quando fui
fertil mai d'altro? or fia ch'egli sembri oro,
se tu con l'arte tua l'affini e tergi.