58

By Anton Francesco Grazzini

Forse parrà che la giornea m'affibbi,

voler saper da voi per qual cagione,

o saggio Berrettone,

son quest'anno da noi fuggiti i nibbi.

Cosa stupenda e varia

e non mai più sentita,

non veder nibbi aggirarsi per l'aria:

onde la gente afflitta e sbigottita

teme di qualche caso orrendo e strano.

Chi dice: «A mano a mano

verrà la carestia,

la guerra, o la moria»;

altri pensan che 'l Turco passi il mare,

e che venga a impalare

chi non vorrà la fede rinnegare

di colui che già nacque in Nazzarette;

ed altrui che i tremoti e le saette

abbian Toscana tutta a subissare,

come han fatto a i confini del Piamonte,

e tengono altrui in ponte

con mille opinïon simili a queste.

Ma pure i più s'accordan che la peste

voglian significar che già vien via,

e che corrotta sia

l'aria, o si debba corromper di corto;

onde savio ed accorto

il nibbio, antivedendo sì gran male,

abbia adoprato l'ale,

e gito se ne sia nel mondo nuovo.

Ma io la lor sentenza non approvo;

per che di quante pesti son mai state,

non si sono scritture ancor trovate,

ch'abbian de' nibbi mai fatto memoria:

né il Villan nella storia,

che scrisse la moria del quarantotto,

de' nibbi fece motto;

e 'l Boccaccio anco nel Decamerone

non ne fe' menzïone.

E sonci vive ancor molte persone

che del venzette si ricordan bene,

quando le strade piene

di corpi morti si potea vedere;

e nondimeno i nibbi ivano a schiere

per l'aria volteggiando,

e per tutto predando

un numero infinito di pulcini,

che quest'anno scampato hanno il flagello.

Voi dunque, o Belfratello,

che de' fiumi e de' boschi e de' pianeti

conoscete i segreti,

ditene in cortesia

per che cagion son iti i nibbi via.

E se voi pur non vi credete apporre,

fatevelo insegnar da Don Nasorre.