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By Antonio Tebaldeo

Quanto v'invidio vui che in sorte aveti

la sancta e grata compagnia di quella

che a me negò Fortuna empia e ribella,

sol perché i mei pensier' mai fosson quieti.

Quanto Fortuna e il ciel lodar doveti,

che ve ha concesso il ragionar con ella

e che l'acorta e sua dolce favella

ascoltare et udire ognhor poteti.

Ché se chiuse ve tiene aspra pregione,

l'humìl presenza del suo chiaro viso

vi fa parer men grave ogni passione.

Lei sola vi pò dare il paradiso,

che gli altri per gran preghi e oratïone,

e lei commove il ciel con un sol riso.