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By Antonio Tebaldeo

Che pianger giova in boschi, in selve e in valle?

che giova lamentarse in ogni parte

e afaticare inchiostro, penne e carte,

avendo de mia vita perso il calle?

Arìa dal corso già volte le spalle,

ma sperava col pianto humilïarte:

hormai ben veggio che ragione et arte

più non son meco e che il pensier mi falle.

Lasso, non resta più se non dolerme

del ciel, d'Amore e mia contraria sorte,

che sempre ferma in un stato dimora.

Me stesso ho in odio e queste membra inferme;

venga il mio fin ch'io non rifiuto morte,

ma il non poter morire è che m'acora.