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By Torquato Tasso

O bel colle, onde lite

tra la natura e l'arte

anzi giudice Amore incerta pende,

che di bei fior vestite

dimostri e d'erba sparte

le spalle al sol ch'in te lampeggia e splende,

non così tosto ascende

egli su l'orizzonte

che tu nel tuo bel lago

di vagheggiar sei vago

il tuo bel seno e la frondosa fronte,

qual giovinetta donna

che s'infiori a lo specchio or velo or gonna.

Come predando i fiori

se 'n van l'api ingegnose

onde addolciscan poi le ricche celle,

così co' primi albori

vedi schiere amorose

errare in te di donne e di donzelle:

queste ligustri e quelle

coglier vedi amaranti,

ed altre insieme avvinti

por narcisi e giacinti

tra vergognose e pallidette amanti,

rose dico e viole,

a cui madre è la terra e padre il sole.

Tal, se l'antico grido

è di fama non vana,

vide famoso monte ire a diporto

la madre di Cupido

e Pallade e Diana

con Proserpina bella entro un bell'orto;

né 'l curvo arco ritorto,

né l'argentea faretra

Cinzia, né l'elmo o l'asta

avea l'altra più casta,

né l'impresso Gorgone ond'altri impetra;

ma in manto femminile

le ricchezze cogliean del lieto aprile.

Cento altre intorno e cento

ninfe vedeansi a prova

tesser ghirlande a' crini e fregi al seno,

e 'l ciel parea contento

stare a vista sì nova

diffuso d'un bel lucido sereno;

e 'n guisa d'un baleno

tra nuvolette aurate

vedeasi Amor con l'arco

e di faretra carco,

grave d'auree quadrella e d'impiombate,

e saettava a dentro

il gran dio de l'inferno in fin al centro.

Aprì la terra Pluto

ed a l'alta rapina

s'accingea fiero e spaventoso amante;

e, rapita, in aiuto

chiamava Proserpina

Palla e Diana, pallida e tremante,

ch'ale quasi a le piante

ponean per prender l'arme;

ma sul carro veloce

dileguato è il feroce

da gli occhi anzi che questa o quella s'arme,

e del lor tardo avviso

vedeasi in Citerea picciol sorriso.

Ma dove mi trasporta,

o montagnetta lieta,

così lunge da te memoria antica?

Pur l'alto esempio accorta

ti faccia e più secreta

in custodire in te schiera pudica.

Oh, se fortuna amica

mi facesse custode

de' tuoi secreti adorni,

che bei candidi giorni

vi spenderei con tuo diletto e lode!

Che vaghe e quete notti

dolci vi dormirei sonni interrotti!

Ogni tua scorza molle

avrebbe inciso il nome

de le nuore di Alcide e de le figlie;

risonerebbe il colle

de l'onor de le chiome

e de le guance candide e vermiglie;

le tue dolci famiglie,

dico i fior che de' regi

portano i nomi impressi,

vedrebbero in se stessi

altri titoli e nomi anco più egregi;

e da frondose cime

risponderian gli augelli a le mie rime.

Canzon, fra mille ninfe, ond'è composto

il bel coro sovrano,

vattene a l'alte dee di mano in mano.