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Alma gentil sovra a tutt'altre altera,
dond'al cor fiamma e luce a gli occhi miei
esce tanta e sì fatta, che l'intera
virtù non basta lor, mirando in lei;
ch'indi l'abbaglia Amor, quando più spera
sentir ne' be' vostr'occhi, e dolci, e rei,
quell'immenso piacer che in Paradiso
senton gli angeli, in Dio mirando fiso;
se cantando di voi l'eterne lodi,
ch'or mi fan sopra al Cielo alzar a volo,
posso tanto impetrar che da voi s'odi
questo mio dir, ch'a voi felice e solo
inchino e sacro con più saldi nodi
ch'alma stringesse da l'un l'altro polo,
spero con dolci ed amorose tempre
di farvi al mio bel foco arder mai sempre.
Ma chi mi drà la voce e le parole
che giugner possa a tanto alto soggetto?
Come potrà la fiamma al chiaro Sole
crescer la luce, o 'l basso altrui intelletto
alzare in parte ov'egli andar non suole,
comunque l'alma dal natio ricetto
vive? Che lunge a me da' piacer suoi
lasciat'ha il proprio velo, e stassi in voi.
Pur dirò sol, che quanto dar potea
l'alto Fattor di bel, tutto vi diede,
sendo ch'il vostro alto valor dovea
vincer ogn'altra gloria, quanto eccede
il sole ogni splendore; e da la Idea
più bella in Ciel, da la più eccelsa sede
tolse, formando in voi l'eterno essempio
ch'or vede il mondo scelerato ed empio.
Né potea, fuor di sé, luce più degna
dar, per trarci al suo dritto, alto camino
tra noi; ch'amare e reverir ne insegna
quel bel, ch'è intelligibile e divino,
là 've ch'Amor vittorïosa insegna
porta d'ogn'alto spirto, e pellegrino;
ch'indi si desta a chiara, alta virtute:
cose da far tutte le lingue mute.
Io il so che 'l provo, e ciò ch'io provo e sento
non potria uom mai con mille lingue dire,
sì soave armonia, dolce concento
par che l'aura amorosa al cor mi spire
né più felice ardor, gioia, o contento
potria in un foco due bell'alme unire
di quel che nel mirar voi sento e provo,
ch'altro maggior diletto oggi non trovo.
Così vedess'io in voi sempre dappresso
senza voltar già mai rota superna,
e 'l batter gli occhi miei non fosse spesso,
e sciolta stesse la virtute interna
da la scorza mortal, che tiene oppresso
quel supremo valor che la governa:
ch'io starei fissa in voi qual taglio in pietra,
dappresso o lungi, quanto il sol penetra.
Deh potess'io con voi, dolce mia vita,
dappresso e lungi e passar terre e mari,
insieme attorcer l'una e l'altra vita
di noi mai sempre, e che soavi e cari
com'ora insino al fin di questa vita
far i dì nostri ancor tranquilli e chiari
che nulla mi faria dubbiosa o lenta
in seguirvi, del vostr'amor contenta.
Ma perché temo il Ciel, che sempre move
le ruote suoi che d'un in altro scoglio
non mi percuota, e mi trasporti dove
non possa far altrui del mio cordoglio
giusta almen la cagion per certe prove:
però bramo talor, voglio e non voglio,
ma quanto al voler mio viva e dapoi
voglio esser vostra, quando piaccia a voi.
Dico che quant'a me voglio esser sempre
di voi, viva e dopoi, dolce mio foco,
se contrario voler non ne distempre
di voi già mai per cangiar tempo o loco,
e 'n voi fian salde l'amorose tempre
che mi fanno il mio mal prender in gioco;
che ben far lo dovrete se il ver suona:
ch'Amor a nullo amato amar perdona.
E come potria mai l'animo altero
vostro soffrir, e 'l cor saggio e virile,
che di più fido amor casto e sincero
donna il vincesse a voi casta e gentile;
e 'l vostro ingegno sì lodato e vero
ordisse inganno a lei, fida ed umile?
E, com'esser potria ch'inganno o pianto
avessi mai sotto contrario manto?
O de' miei gran pensier felice obbietto,
per cui sì lieta in dolce fiamma vivo
se mai face d'amor v'incese il petto
e per altri del cor foste mai privo,
non disprezzate il casto, ardente affetto,
ond'io, solo per voi cantando, scrivo.
Dolce fiamma amorosa, ond'io mi struggo
quanto più lunge mi nascondo e fuggo.
Deh, non sprezzate il cor che fu già mio,
dov'ho l'imagin bella vostra impressa,
ma rinforzando l'ali al mio desio,
seguitel quanto ad alto fin s'appressa;
che se Fortuna, Amor, Natura, e Dio
tant'alto il porta, non dev'esser messa
da voi la voglia mia con sì gran pena
al basso, e stretta poi da ria catena.
Io v'amo e v'amerò sempre, e vi giuro
co' miei casti pensier fin a la morte,
quando l'animo mio lieto e securo
possi in voi far le sue speranze accorte:
dico ch'il vostro amor constante e puro
conosca e ad alto fin mi guidi e porte,
tal ch'in due corpi una sol' alma viva
fin a l'estremo, o parli, o canti, o scriva.
Né credo che su in Ciel fra le beate
anime ritrovar maggior contento
si possa, quanto il farsi dolci e grate
le voglie loro, e ne l'amato intento
fiso sempre mirar dove son nate
le faville del foco, che mai spento
si vedrà in loro, anzi fia sempre acceso
e di splendor eterno, alto, compreso.
Dico che 'l più felice, e dolce, e caro
piacer non sente l'uom, gli angeli, e Dio
de l'unïon che due bell'alme a paro
fa gir contente a un solo alto desio;
e s'egli altrui di sé si rende avaro
il discorde voler, post' in oblio,
la vera gioia e 'l maggior gaudio eterno,
ben sa per prova quel che sia l'inferno.
Ben potea il grande, eterno, alto Motore
in sé, di sé godersi il Paradiso
di sua immensa beltà, senza l'amore
ch'hanno gli angeli in lui mirando fiso,
se non avesse visto ancor maggiore
farsi da loro innamorato riso
l'alta sua immensa e sempiterna gloria,
du' l'alme han premio d'ogni lor vittoria.
Però gli fece a sua sembianza, e poi
oltr'a l'altr'opre altere e glorïose
fe' l'uom, sol per unirlo a' piacer suoi
col mezzo ognor di queste basse cose;
come l'essempio vostro, che fra noi
si vede, ov'ogni bel Natura pose,
dov'io m'accendo d'amoroso zelo
e mi levo, alta, con la mente al Cielo.
Però ch'essendo qui fra noi più lunge
de l'angel l'uomo in questo carcer chiuso,
fe' di noi scala a noi, donde s'aggiunge
alla cagione, a cui null'è rinchiuso;
così da l'ombra al ver ci ricongiunge,
che pò far poi ch'ogni altro bene escluso
resti da noi per contemplar sol quello
ch'è di tutt'altri il più perfetto e bello.
E qual giogo sarebbe aspro o più grave
che col senso obedire alla ragione,
se quel santo desir, che fra noi s'have,
non ne fuss' a virtù di gloria sprone?
Fida più dolce ed amorosa chiave
non apre il bel, che Dio ne l'alma pone
di costui, ch'obedir gli animi alteri
voglion più tosto, ch'òr, gemme, ed imperi.
Di tutti gli altri ben che sono al mondo,
venuto il posseder, sazio è 'l desio;
di questo ognor più caro e più giocondo
nasce il diletto, e da soave oblio
di sé, con un pensier alto e profondo
fassi, d'uom ch'era in prima, in altri, Dio:
se del bel corpo l'alma in cui s'appoggia
nel proprio albergo, il suo lasciato, alloggia.
Coppia felice, ch'un bel foco accende
e dolcemente l'arde, e tienla in vita,
né l'uno a l'altro il suo voler contende
fin a l'ultimo dì della sua vita;
e queta stassi, e chi tant'alto ascende,
(che per cosa mirabile s'addita)
und'ei possa cader, tien sempre a vile,
lieta sol del suo foco almo e gentile.
Io 'l so che 'l provo; e so che sallo ancora
il vostro core, ov'io scolpita vivo,
ond'il bel vostro volto si scolora,
se sproveduto ad incontrarlo arrivo;
che fassi poi come rosata aurora,
ripreso il sangue alfin, di cui fu privo,
essendo gito al suo soccorso interno,
dov'Amor volge il fren del suo governo.
Felici dunque aventurosi amanti,
che di salde catene d'amor cinti
non curando Fortuna, oltraggi, e pianti,
ma sempre ognor da pura fé sospinti
seguono i cari be' vestigi santi,
ond'ha la speme i lunghi affanni vinti;
così dal Cielo a noi sempre sia data
pace dolce, gioconda, e desïata.