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By Chiara Matraini Contarini

Alma gentil sovra a tutt'altre altera,

dond'al cor fiamma e luce a gli occhi miei

esce tanta e sì fatta, che l'intera

virtù non basta lor, mirando in lei;

ch'indi l'abbaglia Amor, quando più spera

sentir ne' be' vostr'occhi, e dolci, e rei,

quell'immenso piacer che in Paradiso

senton gli angeli, in Dio mirando fiso;

se cantando di voi l'eterne lodi,

ch'or mi fan sopra al Cielo alzar a volo,

posso tanto impetrar che da voi s'odi

questo mio dir, ch'a voi felice e solo

inchino e sacro con più saldi nodi

ch'alma stringesse da l'un l'altro polo,

spero con dolci ed amorose tempre

di farvi al mio bel foco arder mai sempre.

Ma chi mi drà la voce e le parole

che giugner possa a tanto alto soggetto?

Come potrà la fiamma al chiaro Sole

crescer la luce, o 'l basso altrui intelletto

alzare in parte ov'egli andar non suole,

comunque l'alma dal natio ricetto

vive? Che lunge a me da' piacer suoi

lasciat'ha il proprio velo, e stassi in voi.

Pur dirò sol, che quanto dar potea

l'alto Fattor di bel, tutto vi diede,

sendo ch'il vostro alto valor dovea

vincer ogn'altra gloria, quanto eccede

il sole ogni splendore; e da la Idea

più bella in Ciel, da la più eccelsa sede

tolse, formando in voi l'eterno essempio

ch'or vede il mondo scelerato ed empio.

Né potea, fuor di sé, luce più degna

dar, per trarci al suo dritto, alto camino

tra noi; ch'amare e reverir ne insegna

quel bel, ch'è intelligibile e divino,

là 've ch'Amor vittorïosa insegna

porta d'ogn'alto spirto, e pellegrino;

ch'indi si desta a chiara, alta virtute:

cose da far tutte le lingue mute.

Io il so che 'l provo, e ciò ch'io provo e sento

non potria uom mai con mille lingue dire,

sì soave armonia, dolce concento

par che l'aura amorosa al cor mi spire

né più felice ardor, gioia, o contento

potria in un foco due bell'alme unire

di quel che nel mirar voi sento e provo,

ch'altro maggior diletto oggi non trovo.

Così vedess'io in voi sempre dappresso

senza voltar già mai rota superna,

e 'l batter gli occhi miei non fosse spesso,

e sciolta stesse la virtute interna

da la scorza mortal, che tiene oppresso

quel supremo valor che la governa:

ch'io starei fissa in voi qual taglio in pietra,

dappresso o lungi, quanto il sol penetra.

Deh potess'io con voi, dolce mia vita,

dappresso e lungi e passar terre e mari,

insieme attorcer l'una e l'altra vita

di noi mai sempre, e che soavi e cari

com'ora insino al fin di questa vita

far i dì nostri ancor tranquilli e chiari

che nulla mi faria dubbiosa o lenta

in seguirvi, del vostr'amor contenta.

Ma perché temo il Ciel, che sempre move

le ruote suoi che d'un in altro scoglio

non mi percuota, e mi trasporti dove

non possa far altrui del mio cordoglio

giusta almen la cagion per certe prove:

però bramo talor, voglio e non voglio,

ma quanto al voler mio viva e dapoi

voglio esser vostra, quando piaccia a voi.

Dico che quant'a me voglio esser sempre

di voi, viva e dopoi, dolce mio foco,

se contrario voler non ne distempre

di voi già mai per cangiar tempo o loco,

e 'n voi fian salde l'amorose tempre

che mi fanno il mio mal prender in gioco;

che ben far lo dovrete se il ver suona:

ch'Amor a nullo amato amar perdona.

E come potria mai l'animo altero

vostro soffrir, e 'l cor saggio e virile,

che di più fido amor casto e sincero

donna il vincesse a voi casta e gentile;

e 'l vostro ingegno sì lodato e vero

ordisse inganno a lei, fida ed umile?

E, com'esser potria ch'inganno o pianto

avessi mai sotto contrario manto?

O de' miei gran pensier felice obbietto,

per cui sì lieta in dolce fiamma vivo

se mai face d'amor v'incese il petto

e per altri del cor foste mai privo,

non disprezzate il casto, ardente affetto,

ond'io, solo per voi cantando, scrivo.

Dolce fiamma amorosa, ond'io mi struggo

quanto più lunge mi nascondo e fuggo.

Deh, non sprezzate il cor che fu già mio,

dov'ho l'imagin bella vostra impressa,

ma rinforzando l'ali al mio desio,

seguitel quanto ad alto fin s'appressa;

che se Fortuna, Amor, Natura, e Dio

tant'alto il porta, non dev'esser messa

da voi la voglia mia con sì gran pena

al basso, e stretta poi da ria catena.

Io v'amo e v'amerò sempre, e vi giuro

co' miei casti pensier fin a la morte,

quando l'animo mio lieto e securo

possi in voi far le sue speranze accorte:

dico ch'il vostro amor constante e puro

conosca e ad alto fin mi guidi e porte,

tal ch'in due corpi una sol' alma viva

fin a l'estremo, o parli, o canti, o scriva.

Né credo che su in Ciel fra le beate

anime ritrovar maggior contento

si possa, quanto il farsi dolci e grate

le voglie loro, e ne l'amato intento

fiso sempre mirar dove son nate

le faville del foco, che mai spento

si vedrà in loro, anzi fia sempre acceso

e di splendor eterno, alto, compreso.

Dico che 'l più felice, e dolce, e caro

piacer non sente l'uom, gli angeli, e Dio

de l'unïon che due bell'alme a paro

fa gir contente a un solo alto desio;

e s'egli altrui di sé si rende avaro

il discorde voler, post' in oblio,

la vera gioia e 'l maggior gaudio eterno,

ben sa per prova quel che sia l'inferno.

Ben potea il grande, eterno, alto Motore

in sé, di sé godersi il Paradiso

di sua immensa beltà, senza l'amore

ch'hanno gli angeli in lui mirando fiso,

se non avesse visto ancor maggiore

farsi da loro innamorato riso

l'alta sua immensa e sempiterna gloria,

du' l'alme han premio d'ogni lor vittoria.

Però gli fece a sua sembianza, e poi

oltr'a l'altr'opre altere e glorïose

fe' l'uom, sol per unirlo a' piacer suoi

col mezzo ognor di queste basse cose;

come l'essempio vostro, che fra noi

si vede, ov'ogni bel Natura pose,

dov'io m'accendo d'amoroso zelo

e mi levo, alta, con la mente al Cielo.

Però ch'essendo qui fra noi più lunge

de l'angel l'uomo in questo carcer chiuso,

fe' di noi scala a noi, donde s'aggiunge

alla cagione, a cui null'è rinchiuso;

così da l'ombra al ver ci ricongiunge,

che pò far poi ch'ogni altro bene escluso

resti da noi per contemplar sol quello

ch'è di tutt'altri il più perfetto e bello.

E qual giogo sarebbe aspro o più grave

che col senso obedire alla ragione,

se quel santo desir, che fra noi s'have,

non ne fuss' a virtù di gloria sprone?

Fida più dolce ed amorosa chiave

non apre il bel, che Dio ne l'alma pone

di costui, ch'obedir gli animi alteri

voglion più tosto, ch'òr, gemme, ed imperi.

Di tutti gli altri ben che sono al mondo,

venuto il posseder, sazio è 'l desio;

di questo ognor più caro e più giocondo

nasce il diletto, e da soave oblio

di sé, con un pensier alto e profondo

fassi, d'uom ch'era in prima, in altri, Dio:

se del bel corpo l'alma in cui s'appoggia

nel proprio albergo, il suo lasciato, alloggia.

Coppia felice, ch'un bel foco accende

e dolcemente l'arde, e tienla in vita,

né l'uno a l'altro il suo voler contende

fin a l'ultimo dì della sua vita;

e queta stassi, e chi tant'alto ascende,

(che per cosa mirabile s'addita)

und'ei possa cader, tien sempre a vile,

lieta sol del suo foco almo e gentile.

Io 'l so che 'l provo; e so che sallo ancora

il vostro core, ov'io scolpita vivo,

ond'il bel vostro volto si scolora,

se sproveduto ad incontrarlo arrivo;

che fassi poi come rosata aurora,

ripreso il sangue alfin, di cui fu privo,

essendo gito al suo soccorso interno,

dov'Amor volge il fren del suo governo.

Felici dunque aventurosi amanti,

che di salde catene d'amor cinti

non curando Fortuna, oltraggi, e pianti,

ma sempre ognor da pura fé sospinti

seguono i cari be' vestigi santi,

ond'ha la speme i lunghi affanni vinti;

così dal Cielo a noi sempre sia data

pace dolce, gioconda, e desïata.