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Io vo' narrare a guisa d'orazione
un caso orrendo alla signoria vostra,
degno di riso e di compassïone,
che nella città nostra
intervenne l'altr'ieri in casa quella
Armenia saggia e bella,
che tien fra le sue pari il principato.
A costei fu donato
un vago e pellegrino
gattomammon, bertuccia, o babbuino;
ma così destro, accorto e costumato
e così ben creato
ch'ei rassembrava spirito divino.
Dopo mangiare un dì, questo meschino,
o pur meschina monna,
innanzi alla sua donna
cominciò a tremare
e gli occhi a stralunare,
come fanno color che danno i tratti.
Ella facea cert'atti
e certi gesti e certi storcimenti,
certi mugolamenti,
da fermar per pietà le stelle e i venti.
Ma, ohimè! con che dolci lamenti
cominciò la signora a gridar forte:
«La mia bertuccia se ne corre a morte,
se non l'è dato aiuto prestamente!»
Allor Filippo Angen, che era presente,
maestro e professor di medicina,
gridò: «Questa tapina
ha senza fallo alcun preso veleno!»
E fece in un baleno
press'al fuoco portarla
e bene stropicciarla
con caldi pannicelli.
Allor messer Donato Rondinelli,
come aveva ordinato il dotto Angeno,
le dette un bicchier pieno
d'olio caldo con sena stemperata,
e d'utriaca e terra sigillata
una presa potente.
Allor Filippo disse: «Certamente
questa bertuccia è sanata e guarita».
Ma, per darle più tosto e meglio aita,
fece il buon Giulio Scali in un momento
farle un bravo argomento
di burro strutto, d'uova e di farina,
per le morici degna medicina,
da un barbiere a tai servigi intento,
lì corso come un vento.
Ma poi che alcun non le fe' giovamento,
quantunque ognun la tenesse campata,
disse lo Scali ch'ella era spacciata,
e che non saria viva la mattina.
In questo mentre a quella poverina
della bertuccia si vedeva fare
cose stupende: ella volea baciare
ed abbracciar chiunque era alla presenza
per far la dipartenza,
sentendosi venuta all'ultim'ora;
così guardando in viso la signora,
che parea basita,
fornì in un punto e la doglia e la vita,
e misera lasciolla in pena e in pianto;
dove dogliosa e mesta starà tanto
questa leggiadra e glorïosa donna,
che le sia presentata un'altra monna.