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By Anton Francesco Grazzini

Io vo' narrare a guisa d'orazione

un caso orrendo alla signoria vostra,

degno di riso e di compassïone,

che nella città nostra

intervenne l'altr'ieri in casa quella

Armenia saggia e bella,

che tien fra le sue pari il principato.

A costei fu donato

un vago e pellegrino

gattomammon, bertuccia, o babbuino;

ma così destro, accorto e costumato

e così ben creato

ch'ei rassembrava spirito divino.

Dopo mangiare un dì, questo meschino,

o pur meschina monna,

innanzi alla sua donna

cominciò a tremare

e gli occhi a stralunare,

come fanno color che danno i tratti.

Ella facea cert'atti

e certi gesti e certi storcimenti,

certi mugolamenti,

da fermar per pietà le stelle e i venti.

Ma, ohimè! con che dolci lamenti

cominciò la signora a gridar forte:

«La mia bertuccia se ne corre a morte,

se non l'è dato aiuto prestamente!»

Allor Filippo Angen, che era presente,

maestro e professor di medicina,

gridò: «Questa tapina

ha senza fallo alcun preso veleno!»

E fece in un baleno

press'al fuoco portarla

e bene stropicciarla

con caldi pannicelli.

Allor messer Donato Rondinelli,

come aveva ordinato il dotto Angeno,

le dette un bicchier pieno

d'olio caldo con sena stemperata,

e d'utriaca e terra sigillata

una presa potente.

Allor Filippo disse: «Certamente

questa bertuccia è sanata e guarita».

Ma, per darle più tosto e meglio aita,

fece il buon Giulio Scali in un momento

farle un bravo argomento

di burro strutto, d'uova e di farina,

per le morici degna medicina,

da un barbiere a tai servigi intento,

lì corso come un vento.

Ma poi che alcun non le fe' giovamento,

quantunque ognun la tenesse campata,

disse lo Scali ch'ella era spacciata,

e che non saria viva la mattina.

In questo mentre a quella poverina

della bertuccia si vedeva fare

cose stupende: ella volea baciare

ed abbracciar chiunque era alla presenza

per far la dipartenza,

sentendosi venuta all'ultim'ora;

così guardando in viso la signora,

che parea basita,

fornì in un punto e la doglia e la vita,

e misera lasciolla in pena e in pianto;

dove dogliosa e mesta starà tanto

questa leggiadra e glorïosa donna,

che le sia presentata un'altra monna.