597

By Antonio Tebaldeo

Scio che pensi che, udita la novella,

del gran favor che il cielo hora ti presta,

lieto ne goda. Anci, Thebaldo, mesta

facta è la mente mia sentendo quella.

Debbio alegrarme se tua navicella,

ch'era secura in porto, hor è in tempesta?

A chi è su in alto sol a cader resta;

chi è in mar expecta ognhor vento e procella.

Credo che sapi hormai che sia Fortuna,

come è in su rote, come smonta e sale,

cieca, calva de dietro, hor bianca, hor bruna.

Vivi siché, cadendo, del tuo male

non si possa alegrar persona alcuna:

ché più un bon nome asai che un thesor vale.