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By Auteur inconnu

Forte, altero Leon, cui lega e affrena

Ferreo laccio, sdegnando alfin l'acerba

Noia, tal scuote il collo e la superba

Chioma, che in pezzi fa l'aspra catena:

Parte di cui seco traendo, appena

Segna con franco piè l'arena e l'erba,

Che per l'acciar, che pende, e al collo serba,

— Misero! — alcun l'afferra e l'incatena.

Tal, mercé di ragion, se il reo nimico

Senso raffreno, e tra vergogna e sdegno

Suoi lacci frango, a libertate amico,

Meco parte del rotto empio ritegno

Portando, ah son poi tratto al giogo antico,

E chi me tragge è il rio costume indegno.