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By Auteur inconnu

“Osmin, s'appressa il nembo. Odi che mugge

Il Mar vicin, dal fier Lebeccio scosso?

Senti il tuono che crolla al monte il dosso?

Ve' che alla tana ogni animal rifugge?

Ecco il fulmine — ahimè — per l'aer rugge.

Tuo Gregge ov'è? forse di là dal fosso?

Deh ti salva almen tu; né ancor sei mosso?

Ve' Tirsi che s'appiatta, Egon che fugge.”

Così Codro esclamava, e Osmino a lui:

“Fugga dal Ciel chi mai cansar si crede

L'ira, qualor sovrasta a i falli sui.

A me trattien fida innocenza il piede,

Ma pur se il Ciel vuol farmi esempio altrui,

Qual è in terra per me sicura sede?”