6. In gioi mi tegno tutta la mia pena

By Auteur inconnu

In gioi mi tegno tut<t>a la mia pena

e contolami in gran bonaventura;

come Parisi quando amav' Alena,

così fac<c>io, membrando per ogn'ura.

Non cura - lo meo cor s'à pene,

membrando gioi che vene,

quanto più dole ed ell'ave più dura.

Null'omo credo c'ami lealmente

che tema pene inver sua donna c'ama:

amante è che ama falsamente

quandunque vede un poco e che più brama,

e chiama - tut<t>avia mercede,

e già mai non si crede

c'Amor conosca il male c'altrui inflama.

Però la tegno grande scanoscenza

chi rimproccia a l'Amore i suo' tormenti,

chè non è gioi che si venda in credenza

nè per forza di pene c'altrui senti.

Non menti - a quelli che son suoi,

anti li dona gioi,

come fa buon segnore a suo serventi.

Dunque, madonna, ben faccio ragione

s'io vi conto le pene ch'io patia.

Ancora chi agia avuto guiderdone

de la più ric<c>a gioia che 'n voi sia,

vor<r>ia, - bella, a poco a poco

con voi rintrare in gioco,

com'io son vostro e voi, madonna, mia.

Or ti rimembri, bella, a quello punto

ched io ti presi ad amare a coragio:

da poi che gravemente m'agie punto,

tut<t>a la pena ben mi pare chi agio.

Ben agio, - amore, e vo' serviri,

e tragendo martiri,

e non cangio per nulla gioia c'agio.