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By Antonio Tebaldeo

Ove ne vai, cor mio cieco? Misura

il corso tuo, racogli le sparse ale!

Non sciai che quanto più si monta e sale,

tanto è più la caduta aspera e dura?

Dovria Phetonte pur farte paura

et Icar, che 'l volare intese male.

Non è, se guardi a te, l'impresa equale:

non conviense a un mortal tanta ventura.

Siocco non voler far sì come quello

ucel che, incauto, simplicetto e stolto,

al lume corre, onde se brusa in ello.

Se un bel riso te invita, o un lieto volto,

fugilo, come fugge il lupo agnello,

ché spesso tra bei fiori è il serpe involto.