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By Bernardo Tasso

Debb' io por in oblio

i tuoi pregiati onori,

o gran re de' pastori,

volto a parlar d' amore il pensier mio?

Cantiam l' agreste Iddio,

o boscareccie Dive,

fra queste verdi olive,

che forse i vaghi venti

si fermeranno al nostro canto intenti,

e gli augelli d' intorno

tregua al lor dolce pianto

daran, mentre ch' io canto.

Debb' io prima lodare, o Pan, quel giorno

che questo uman soggiorno

di te festi felice,

allor che la nutrice

si fuggì per paura,

scorta l' istrana tua nova figura?

O cantar come in seno,

pien d' amoroso zelo,

ti portò 'l Padre al Cielo

volando per l' aperto aere sereno,

onde Giove fu pieno

do dolce maraviglia,

quando sovra le ciglia

vide le belle corna

che fan la fronte tua vaga et adorna?

Dirò l' alto desire,

ch' ancor par che ti stringa,

de l' amata Siringa,

empia cagion del tuo fero languire;

la qual, sol per fuggire

da le tue ardenti voglie,

vide l' umane spoglie

cangiarsi, e perdeo il lume

lungo le rive del paterno fiume.

– Ah, Ninfa, ove sì presta

fuggi da chi ti chiama,

da chi t' apprezza et ama?

Affrena il passo, e nel bel petto desta

dolce pietate onesta:

un Dio è che ti chiede!

Deh, ferma, Ninfa, il piede,

non vedi ch' a la morte

ti scorge il Cielo e la tua dura sorte?–

Così dicevi. Ah folle!

Mentre fugge, s' affanna

di venir lieve canna,

né per cià a' caldi tuoi desii si tolle:

ché tu, col volto molle,

perché vivesse teco

al tuo frondoso speco

quella portasti, e poi

temprasti col suo suono i dolor tuoi.

Tacerò di Diana,

accioché non s' adiri,

sì come a' tuoi sospiri,

vinta dal vago don di bianca lana,

fu cortese et umana,

e ne le selve ombrose

l' alte voglie amorose

fece contente e liete,

spegnendo in parte la tua ardente sete.

Te le donne baccanti

seguon con dolci balli

fra fior vermigli e gialli,

e qual di fresca calta e d' amaranti,

qual di gigli e d' acanti

t' orna le belle chiome,

qual chiamando il tuo nome

con un festoso grido

fa che di Pan risuona intorno il lido.

Siemi, Iddio, sì cortese

che la pianta onorata

tanto a quest' occhi grata

non tema di pastori alcune offese,

sì ch' a le genti accese

di virtù chiare e conte

possa cinger la fronte,

e col pregio maggiore

e poeta coroni e imperadore.