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By Anton Francesco Grazzini

Che giova aver rifatto

il tetto alla pancaccia,

s'e' non si leva quella bottegaccia?

Oh degna e singolare,

oh leggiadra avvertenza!

Nel più bel di Fiorenza

voler di nuovo una bottega fare!

Non si potea pensare

luogo più fuor di squadra e impertinente,

e ch'alla nobil gente

recasse più disagio e scomodezza;

oltre ch'ei fa bruttezza

alla piazza e alla chiesa principale.

S'ei fusse uno speziale,

o vero un profumiere,

o di quei che dan bere,

sarebbe manco male,

e si potrebbe comportare in parte;

ma il sellaio è un'arte troppo vile.

Non può spirto gentile

senza sdegno vedere

briglie, staffe e tanaglie,

sellacce vecchie e mille altre bagaglie

quella panca ingombrare,

dove, sedendo, stanno a ragionare

cavalieri e signori,

cortigiani e dottori,

filosofi e prelati,

musici, amanti, cicaloni e dotti,

giucatori, omaccioni e quarantotti;

ché non si può trovare,

pancacce tutte abbiate pacïenza,

al mondo la più bella residenza.

Passare alla presenza

i padron nostri vi si veggon spesso;

ed ancor d'ogni sorta e d'ogni etate,

donne vedove insieme e maritate,

e matrone e pulzelle,

e dame e damigelle

belle, illustri ed oneste

massimamente i giorni delle feste,

che non fu mai cotal galanteria.

Ma e' convien cacciar via

il maestro, i garzoni e' fattorini,

e che quella bottega si rovini,

e si rassetti com'ell'era dianzi.

Or tu, che de' romanzi

sei oggi il primo mastro e 'l più perfetto,

com'hai rifatto il tetto,

disfà quella bottega,

e la panca racconcia;

e se 'l padrone imbroncia e te lo niega,

ricorri tosto e priega,

ch'alfin contente sian loro Eccellenze,

che un botteguzzo non guasti Firenze;

per che tali avvertenze

stan ben, quando ne va il pubblico onore.

Ché questo è un errore

assai maggior di quello,

che far voleva al ponte ser Fringuello:

ed a costui sì degno bottegaio

non mancherà dove fare il sellaio.