611

By Antonio Tebaldeo

Lecto ho più volte come Thebe cinse

Amphïon col sonoro e dolce legno,

come Orpheo mitigò l'infernal regno,

come un pesce Arïone a pietà strinse;

e sempre dissi: “L'età prisca finse!”

Hor questo più per favola non tegno,

visto te, spirto glorïoso e degno,

e la tua man mia pertinacia vinse.

Al tuo suon, damme e veltri insieme stanno,

e apresso il lupo fier l'agna secura;

fermansi i fiumi, i vènti e i monti vanno.

Ma guàrdate, Urban mio, lassa tal cura:

temo Giove si mova a farte danno,

perché corrumpi il corso di natura.