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By Guido Gozzano

Laudata sii dal Figlio

che, compiuti vent'anni,

oggi lascia li inganni,

ritorna come giglio.

Oggi il candor riceve

sull'anima perduta

della bianca caduta

in terra prima neve,

se la tua mano fina

sì tenera e sì affranta

recando l'Ostia Santa

verso di Lui s'inchina.

Egli che, tu ben sai,

per motivo nessuno

ai ginocchi d'alcuno

non si protese mai,

ai tuoi ginocchi indice

l'umilicordia e attende

mentre i labbri protende

all'Ostia Redentrice.

Oggi lasciati i gaudi

e i canti del Piacere,

solleva l'incensiere

di tutte le sue Laudi.

Laudata per l'amore —

il solo di sua vita —

per tua dolce infinita

pazienza nel Dolore.

Eretta sullo stelo

o Rosa adamantina,

invitta a la ruina,

invitta a lo sfacelo

la casa il gran valore

sorregge di sue vene

come i solchi trattiene

la radice d'un fiore.

Più che la laboriosa

femina dell'Ebreo,

Madre del Galileo,

o Madre mia dogliosa

voglio esaltarti. Voglio

su le tempie che adoro

recingere l'alloro

del mio protervo orgoglio.

Laudata sii. Il greve

peso dell'esser mio

nel mese che un iddio

nasceva su la neve

tu desti in luce. Forse

venne l'Annunciatore

e il bacio del Signore

anche al tuo labbro porse?

O sogno! Allora anch'io

(il supremo che agogno

sogno è raggiunto. O sogno!)

son figlio d'un iddio?

Ho un biasimo solo, dal quale

saprai la mia gioia di Vita.

Perchè non m'hai fatto immortale?