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By Angelo Di Costanzo

O per cui 'l secol nostro ogn'altro avanza

vera, a splender tra noi discesa, stella,

che di crear giamai cosa più bella

hai tolto a la Natura ogni speranza,

già mi pinge un pensier la tua sembianza

non più, com'esser suol, d'Amor rubella,

onde a contar mie pene innanzi a quella

havria la lingua mia forsi baldanza.

Già mi ti mostra dentro l'aureo letto,

cinta di Nimfe, al tuo parto beato

porger il sacro e precïoso petto:

così a lui porga alcun benigno fato

speme, che con giocondo e vero effetto

il nutrisca entro 'l cor dov'hogi è nato.