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Fra l'atre, oscure tenebre,
Fra il mesto, e cupo orrore
Notte su l'ali tacite
Avvanzasi dell'ore,
E sovra il mondo intero
Superba stende il plumbeo scettro altero.
In dolce quiete placida
Giace natura avvolta;
Tutto d'intorno ottenebra
Densa caligin folta;
Un nubiloso velo
D'ogni parte ricuopre, e terra, e cielo.
Urlar più non ascoltansi
L'irte, affamate belve,
Nè al lor ruggito eccheggiano
L'alto–ramose selve;
In cupo orror profondo
Sepolto tace, ed assopito il mondo.
In mesto suono lugubre
Il gufo lamentoso
Esprime il lungo gemito
Da l'antro tenebroso,
E sovra il campo ameno
Posan gli armenti de l'erbette in seno.
Amico sonno languido
Lo stuolo al Lazio infido
Prende de l'armi immemore
De l'Ocean sul lido;
Giacciono i sensi, e l'alma
In soave senolti amabil calma.
Su' gli ampj scudi fulgidi
Su le corazze aurate
Posan le turbe intrepide
Fra l'aste, e le ferrate
Loriche, e fra gli alteri
Terribili, e chiomati elmi guerrieri.
Quando un violento scoppio
Di romoroso tuono
Muggir per l'aria ascoltasi
In ripercosso suono,
Per cui da l'imo fondo
Scuotesi il suol, per cui traballa il mondo.
Da le caverne orribili,
Nel cupo seno orrendo
I scabri monti eccheggiano,
Ed al fragor tremendo
Ne le frondose selve
Ruggon svegliate le atterrite belve.
Con alto orribil fremito
A loro il mar risponde
Tutte commove, ed agita
Bianco–spumanti l'onde,
E con i flutti alteri
I neghittosi cuopre aspri guerrieri.
Destansi tosto, e pavidi
Privi di moto, e lena
Restano a un tratto, e miransi
Cinti da vasta piena,
Che d'ogni parte innonda,
E la ricurva allaga equorea sponda.
Tosto atterriti corrono,
Chi va, chi vien, chi fugge,
Infra l'orrendo fremito
De l'ocean, che mugge,
Chi l'armi incerto afferra,
Chi sul lido si aggira intorno, ed erra.
Qual cacciator, che vedesi
In folto bosco, e nero
Cinto di belve orribili
Da atroce stuolo, e fiero
Impallidisce, e teme
La turba nel mirar, ch'orrida freme:
Tale il Romano esercito
Tremante, e sbigottito
S'avvanza, e tosto arretrasi
Incerto, ed atterrito,
E ne l'aperto campo
Erra dubbioso, e cerca invan lo scampo.
Rompe il baleno rapido
L'atro–funesto velo,
Pei spessi tuoni, e folgori
Arde, e rimbomba il cielo,
E fra il tremendo orrore
D'ogni parte si mostra alto terrore.
In ogni oggetto affacciasi
L'inevitabil morte
Ministra inesorabile
De l'empia, avversa sorte;
E il forte stuolo intanto
Nuota sul lido infra i lamenti, e il pianto.
Da l'alto cielo scagliasi
Con orrido fragore
La strepitosa grandine,
E accresce il cupo orrore,
E dentro il cavo speco
Il rimbombante suon ripete l'eco.
Alfin di spume candide
Il lieto stuol grondante
Lungi dal lido invìasi
Giojoso, ed esultante,
Scaccia il terrore; a l'alma
Riede l'amica, desiata calma.
Gli orridi nembi cessano
Sen fuggon le procelle;
Tosto a risplender tornano
Le sfolgoranti stelle,
Squarciasi il fosco velo,
La tempesta sparì sereno è il cielo.