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By Antonio Tebaldeo

Non sia chi de Fortuna al lieto volto

creda, né al riso suo che ha sotto l'hamo:

specchio son io, che alfin, pentito e gramo,

punto me ho in mille spine e un sol fior còlto.

Dato a pena mi fu che me fu tolto,

un dono, onde il morir per men mal bramo.

Ma faccia pur, se scia, ch'io amai et amo,

sì forte è il laccio ove fui preso e avolto.

E se de la mia donna il dolce aspetto

alontana da me, non me ne spoglia:

ch'io l'ho dinanti a gli occhi e in mezo al petto.

Hor meglio serà nota la mia voglia,

ché come in foco l'or si fa perfetto,

cussì la fe' ne la soperchia doglia.