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By Antonio Tebaldeo

Che infinita dolceza entro a l'amena

bocca di Laura sia, non può negarse,

ché la mosca che sòle al dolce darse

ve intrò, cantando questa alma syrena.

Ma uscì fuor che l'avea gustata a pena:

ché essendo a un cibo per cui Giove trarse

da l'ambrosia potria, dovea fermarse

né partirsene mai se non ben piena.

E se ivi morir chiusa avea paura,

meglio era morte lì che vita altrove:

dove trovarà mai tal sepultura?

Spesso dal cielo un ben non noto piove!

Più saggia è l'alma mia che non se cura

di me, poiché ve andò né mai si move.