650

By Torquato Tasso

Questa, che tanto il cieco volgo apprezza,

sol piacer de le donne e sola cura,

caduca e fragilissima bellezza

un vil impedimento è di natura.

Misero amante, cui folle vaghezza

dà in preda ad un'angelica figura,

misero, ch'assai meglio entro a le porte

de l'inferno placar potria la morte!

Come in bel prato tra' fioretti e l'erba

giace sovente angue maligno ascoso;

come in bel vaso d'or vivanda acerba

si cela od empio succo e velenoso;

come in bel pomo spesso anco si serba

putrido verme ond'egli è infetto e roso;

così voglie e pensier malvagi ed opre

sotto vel di bellezza altri ricopre.

Dove bellezza appar cortesia parte,

l'umiltà, la pietà, la bontà fugge;

dov'è bellezza, come a propria parte,

superbia e ingratitudine rifugge;

il seme, il fior d'ogni virtù, d'ogni arte

l'ombra malvagia di bellezza adugge:

bellezza è mostro infame, è mostro immondo,

sferza del ciel con che flagella il mondo.

Sì come o noce acerba o pomo amaro

meglio ch'altro maturo o dolce frutto

condir si puote, ed è bramato e caro

quando quell'altro è già guasto e distrutto;

così ne le dolcezze del suo chiaro

nettare Amor meglio condisce il brutto

ch'acerbetto è per sé, che non fa il bello

d'ogni esterno dolcior schivo e rubello.

Sia brutta la mia donna ed abbia il naso

grande che le faccia ombra sino al mento;

sia la sua bocca sì capace vaso

che star vi possa ogni gran robba drento;

sian rari i denti e gli occhi posti a caso,

d'ebano i denti e gli occhi sian d'argento;

e ciò ch'appare e ciò che si nasconda

a queste degne parti corrisponda.

Non temerò ch'ella sia da altri amata,

ch'altri la segua, o pur ch'altri la miri;

non temerò s'ella alcun altro guata

o se mesta talor par che sospiri;

non chiamerolla ognor superba, ingrata

e perversa e ritrosa a' miei desiri:

saranno i suoi pensier conformi a' miei,

sarà mia tutta, ed io tutto di lei.