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By Torquato Tasso

Venite, o Muse, nel cospetto nostro

da le stanze più ombrose e più segrete,

ch'io chieggio al mio cantar l'aiuto vostro

poscia che dive e donne insieme sete:

le donne io vo' scolpir con puro inchiostro

come in medaglie d'oro od in monete,

e perché sia lucente e splenda il foglio

da lor beltà calore e lume io voglio.

Che cosa è donna? Donna è dea mortale,

un angel che portò salute in terra,

un soave ristoro al nostro male,

una pace ch'acqueta ogn'aspra guerra,

con gli occhi d'Argo un candido animale,

un'arca d'or che gemme accoglie e serra,

un aureo laccio a cui l'uom preso e colto

non brama da' bei nodi esser mai sciolto.

Un mar di gioia, di virtude un monte,

d'amore un foco e d'ira un dolce oblio,

fucina d'arti e di scienza fonte,

nave che porta il buono e affonda il rio,

selva d'allori al fulminar de l'onte,

miniera d'oro, albergo al bel desio,

nido qual di fenice in cui si cova

fama immortale e maggio a dolce piova.

La donna è al reo nemica, al buon seconda,

del mal tosto pentita, al ben costante,

nel lusingar simile a placid'onda,

nel serbar vera fé pari al diamante;

nutre un vago pensier qual verde fronda,

ma ferma è nel voler sì come Atlante:

ferma nel suo pudico e casto amore,

benché cangi talor manto e colore.

Ha man d'avorio e crin d'aurea catena,

petto che bianca sembra e molle cera,

non òmer ove sia ombra d'iena,

l'aspetto di Medusa o di Megera,

non d'empio basilisco o di sirena

il guardo o 'l canto, o l'ugna di pantera;

candida cerva par coi piè d'argento,

gemma al sol, fiore a l'alba e torre al vento.

Il mondo senza lor saria 'l difetto,

saria l'inferno ond'ogni ben è fuore;

elle innalzan al ciel nostro intelletto

con l'ali pur di glorioso onore;

ogni odio, ogni disdegno, ogni dispetto

fugge al lor apparir, ogni disnore,

e si converte a quel piacer che danno

il pianto in riso e 'n pro si volge il danno.

D'onor bramose e di valor tenaci,

sprezzano l'or che l'uom non sazia mai,

in magnanime imprese animi audaci

mostrando forte il cor tra lutti e guai

accendon la virtù con dolci faci

e la gloria immortal con dolci rai;

e tempran ogni orgoglio ed ogni asprezza

con leggiadra umilissima alterezza.

Scaccian pur come rei l'immonde arpie,

protei, pitoni, idre, chimere e streghe;

destano il cor, quasi messaggi e spie,

perché 'l nemico non c'inganni o leghe;

e fra l'alme crudeli e fra le rie

qualunque non s'inchini e non si pieghe.

Seguite queste pur lungi d'averno,

securi da la morte e da l'inferno.