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By Erasmo da Valvasone

Ben fosti ingrato, Amor, ben fosti stolto,

quando girar vedesti a Morte fella

l'adunca falce in quel leggiadro volto,

né la cacciasti a forza di quadrella.

Bastava lo splendor quivi entro accolto

per far e Morte di pietate ancella.

Ma ciechi siam: non vide ella, non io,

ella tanta beltà, io il colpo rio.

Or come cieco ancor inerme e nudo

sei fatto senza i dolci lumi ardenti,

ch'a romper ogni adamantino scudo

de' freddi cor ti furo arme possenti!

Io 'l so, io 'l sento, et è il mio duol sì crudo,

che essendo in terra omai spariti e spenti,

con una donna, tutti gli onor miei,

anch'io m'invoglio di morir con lei.

Ma se mori con lei, chi fia più mai

ch'accenda l'alme d'amoroso zelo?

Fama e sembianza di quei chiari rai,

ch'or vive stelle son fatti nel cielo.

Dunque stelle si fan de' nostri guai,

e di là su fiammeggia il nostro gelo?

De la perdita vostra e vostro pianto

gode il Cielo, e n'acquista onore e vanto.