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By Simone Serdini

Se mai con alto e prezïoso stile

cantai dolce d'amore,

d'una eccelsa bellezza e leggiadria,

qui si convien mostrar altro valore

a dir di questa immagine gentile,

albergo d'onestà e cortesia.

Qual poeta giamai, qual ermonia,

trovarà penna a dir quanto che vale

questa luce immortale,

sola nel mondo fra le cose belle?

Come il sol fra le stelle,

così è fra noi lo specchio del suo viso,

<quel mirar dolce e fiso>

onde uscì il colpo e gli amorosi rai

che mi percosse, ond'io non guarrò mai.

Io guardo spesso il purpurëo fronte

e l'aürëo crino,

come chi guarda nuova maraviglia,

e gli occhi che falcon mai pellegrino

non mostrò tal, quando par che stramonte

verso del cielo l'archeggiate ciglia.

Fra candide vïole è la vermiglia:

veggio le guance sue piene di rose,

e le labbra vezzose

d'ogni dolcezza e 'l naso camusetto,

e ciascun dente eletto

fra perle orïentali, e 'l mento e 'l collo:

non so se mai Apollo

simile fu quando pitito infante

fu di splendore e di bellezze tante.

Non so se mai Dïana o Citarea

con le sue sacre ancille,

quando a contemplar vanno per vaghezza,

né faretrate ancor a mille a mille

in la lor <verde e aspra> selva idea

fossero a veder mai simil bellezza

né mai fu, credo, tanta gentilezza

nel ricco Dïoneo o 'l bello Arcita.

Or qual cosa gradita

fu mai al mondo simile over pare?

Or chi vuol ben mirare

venga a veder la luce del cor mio,

ch'altro bene, altro Iddio

altro tesor non voglio o altro stato,

né paradiso, se mi fosse dato.

Immaginando poi l'alte parole

e 'l saggio portamento,

senile essendo in giovenil etade,

mai non nacque amator tanto contento

d'ogni suo ben, quant'io del vivo sole

donde nasce il costume e l'onestade,

<umanità, continenza e pietade>,

sobrevità, piacevolezza e fede,

e con virtù merzede,

ordine, tempo e modo al bon volere:

quinci nacque il piacere

dentro al cor mio, che s'è poi fatto eterno

tal che null'altro scerno,

sì ch'ogni senso, spirto e quanto i' spero

tutti passan per mezzo al suo pensiero.

E benché nel principio alquanto fosse

faticoso il cammino,

con lagrime, con pianti e con sospire,

o per grazia del cielo o per destino,

ma più per sua virtù pur si commosse

aver pietà del mio grave martìre.

Così prevenne e temperò il disire

cieco e leggier che regna fra gli amanti,

e le lagrime e i pianti

si convertîro in gioia e in allegrezza.

Ahi, suprema dolcezza,

felice gloria e benedetta spene!

O fior d'ogni mio bene!

Per quanta grazia nel tuo cor si stima,

sia benedetto ov'io ti vidi prima!

Pellegrina canzon d'amor, tu vai

a tal che forse ancora

ne mostrarà la via ch'al ciel ci invita.

Tu dinanzi al mio sole a' piei adora,

al qual null'altro s'empressò giamai,

lume d'ogni virtù, stella gradita;

e 'l core e la mia vita,

l'anima, il corpo, il spirto e la persona

e tutto me li dona,

quanto a lui piace e che il suo cor disia,

felicissimo servo ove ch'io sia.