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By Chiara Matraini Contarini

In un verde boschetto

a la dolce aura estiva

vidi due innamorati almi pastori

soli andar con diletto

sopr'una verde riva,

cantando lieti i lor felici amori;

indi fra l'erbe e' fiori

un di lor, ch'avea nome

Androgeo, prese a dire,

pieno d'alto desire:

– Deh, foss'or qui fra noi con l'auree chiome

la bella amata Ninfa,

discinta e scalza in questa chiara linfa! –

A cui rispose Infido,

che così si chiamava

l'altro pastor, che di lei seco ardea:

– Di te, folle, mi rido,

ch'un tal desio t'aggrava

d'ella, che sola in terra è la mia dea! –

Ond'egli allor dicea:

– Sacrato Pan, che vedi

lo mio sincero affetto,

mostra qual abbia eletto

di noi a lei il Cielo, ond'a l'un l'altro cedi;

e, se fra queste frondi

spirto amoroso è di pietà, rispondi –.

Allor da un arbuscello

bel fiorito Aprile

a l'Infido pastor sovra il suo grembo

vago, amoroso augello

con voce alma e gentile,

volando, scese in parte del suo lembo;

quando da un caro nembo

subito fu coverto

il pastor Androgeo,

de la rete che feo

Vulcano allor che la sua donna certo

vid'al suo amante in braccio,

onde gli strinse intorno il forte laccio.

Quanto di gaudio pieno

in quel felice giorno

fosse il ben nato, aventuroso amante

del bel Lappato il seno

sallo, che d'ogn'intorno

grazie render sentio devote e sante.

Ei dicea: – Sacre piante,

da le cui verdi fronde

tanto annunzio felice

de l'alma mia Fenice,

oggi è disceso in quest'ombrose sponde,

sempre vi doni il Cielo

grazie, né mai v'offenda il caldo o 'l gelo –.

Indi vicino a sera,

al caro albergo i passi

volgendo, lieto poi si dipartio;

così la Ninfa altera

che nel suo core stassi,

venne sola a incontrar lungo il bel rio,

che da un dolce desio

di lui portata, in dono

veniva a darli il core.

O che felice Amore,

ond'io mi trasformai da quel ch'io sono,

facendomi di chiara

fonte, una fiamma al mondo eterna e rara.

Canzon, il lor felice, alto destino,

prega devotamente

che faccia le lor voglie ognor contente.