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By Filippo Scarlatti

Giuochi ciascun, sed e' sa ben giucare,

ché, quando egli arà ben perduto o vinto,

dificil fia che si possa salvare,

però che dal dimonio è tanto pinto

che non pone speranza ad altra cosa,

se non nel giuoco, e portal sempre cinto.

E ha la volontà tanto bramosa

che la memoria sua resta smarrita

e conducesi alfin per via ritrosa.

Sul trapassar della presente vita

vorrebbe l'uon ciò ch'egli ha fatto o ditto

aver ben fatto, e ha l'alma contrita;

ma 'l corpo suo, che gli sta tanto aflitto,

pensa a' suo figli, suo fratri e congiunti

e 'l mal acquisto non pensa c'ha in diritto.

Ah, quanti tristi son cotai difunti,

che si lasciono al mondo sì schernire,

el qual ci trae e giuoca di mispunti!

E non vogliono alfin ristitüire

quel ch'egli hanno d'altrui in questo mondo,

perché non credon sì tosto morire;

e ripensono al lor tempo giocondo,

che 'n vita loro hanno aùto a gustare:

questo dà loro all'alma grieve pondo.

Massime un giucator, ch'è uso a stare

sempre in suo vita sanza aver piatade,

per sé non usa alfin piatà trovare.

Or non è questa ben gran ciechitade,

che un pel giuoco si dinuda e spoglia

e cade in vergognosa povertade?

Come può l'uon di giucare aver voglia,

ché carte o dadi non hanno fermezza

e 'l giuoco è mobil com'al vento foglia?

Ma, quando e' perde, e' gli par tanta asprezza,

e chi dice il contrario e' non è il vero:

chi giuoca il mondo brama e Dio disprezza.

Come dice il salmista nel Saltero:

- Non truovo verità in bocca di genti -

e' non avien d'alcuno altro mistero,

pel qual mendichi van tutti e saccenti.

Chi questo giuoco vuol pur seguitare,

contro a que' tali i dimon son vincenti.

Ma sai tu di che l'uon si dee guardare,

se vuole in questo mondo avere onore?

Di non prometter quel non crede fare,

ché, quando egli è un gran promettitore,

po' noll'attenga è aguagliato alla gatta,

ed è sempre chiamato traditore.

Però, compagno, abbi la lingua ratta

a ripensar se mai tu promettessi

mai cosa niuna che non abbia fatta.

Vorrei che per tuo onor sì l'attenessi,

ché per tal modo amor sempre si porta;

però gli orecchi tua a ciò tien dessi

e fa' che abbia la tuo mente acorta

di prender altro spasso che di giuoco

e che per te sia la superbia morta;

e partiti da' vizî a poco a poco,

se trovar vuoi dal Redentor piatade,

e fuggirai da quello ardente foco.

Fa' che non usi mai la crudeltade

con nessun che tu abbia a praticare,

ma ghiaci sempre in luogo d'umiltade.

Ah, quanto trista cosa è quel giucare,

ché, quanto più vi penso, più mi muovo

a dover questo vizio disprezzare,

ché, benché al presente i' non lo pruovo,

vengo pensando al mie tempo passato

e nessun lieto o ricco non ne truovo!

Quand'uno arà un gran tempo giucato,

troverrà sé e sua famiglia ignuda,

e in anima e 'n corpo fia dannato,

perch'egli ha l'alma e 'l corpo tanto cruda

che questi tai vivon qual animali

e poi fanno la morte che fé Giuda.

El giuoco è tutto falsità e mali,

ché, quanto più ben dentro vi t'affanni,

vie più t'intridi ne' sette mortali.

Come ciascun lo sa, egli è tutto inganni,

ch'ogni cosa faresti, vincer credendo,

ma tu stessi allo 'nferno ti condanni,

ch'i' crederrei che ciaschedun, veggendo

e suo cattivi fini e sua radice,

lo dovessi lasciare, altro prendendo.

Quanto si può chiamare un uon felice

quel che 'ntende fuggir questo tormento,

qual più tristo è, secondo che si dice!

Però, amico car, resta contento

di lasciar questo giuoco ch'è sì tristo

far d'altro essercizio nudrimento,

se far tu vuoi del paradiso acquisto.