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By Giovambattista Marino

– Perch'io difforme sia, perché pungente

abbia d'ispide sete il mento e 'l volto,

perché di negre lane irsuto e folto

il petto e 'l tergo e 'l crin porti cadente,

bella, non mi sprezzar: l'affetto ardente

gradisci almeno in roza forma accolto;

sotto ruvida scorza anco sepolto

frutto pregiato il mar serba sovente.

Ah del mio forte e smisurato busto

non rider no. Convienti, o vaga mia,

a te l'esser gentile, a me robusto. –

Dolente in atto in cotal suon languia

l'aspro Ciclope: e lungo il lido adusto

la fuggitiva Galatea seguia.