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By Antonio Tebaldeo

Non basta a la Fortuna averme stretto

nel carcer fuor de ogni vita tranquilla,

invido a un rozo agricultor de villa,

poi che l'empia m'ha tolto sì in dispetto.

Qual Job in ira a Dio, qual huom più abietto

di me fu visto? onde il cor ne sfavilla:

ché una tua pura e simplicetta ancilla

mi trovò adosso un vile animaletto.

La vita mi fu alhor molto più odiosa,

ché, per intender ciò, m'aresti a sdegno,

stimando la viltà d'una tal cosa.

Ma se pur pensi il loco a me non degno,

n'arai pietà senza esserne sdegnosa:

ché sempre il tarlo rode il più bel legno.