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By Antonio Tebaldeo

Oimè, come potrò viver lontano

da te gran tempo in questa acerba vita?

Hor che farò dopoi la tua partita,

privo de gli occhi e del bel viso humano?

O fallace Fortuna, Amor vilano,

ecco novo dolor, nova ferita.

Ognhor ch'io il penso a lacrimar m'invita,

questo caso perverso iniquo e strano.

Vatene in pace e non sperar giamai

vederme al ritornar come hor me vedi:

parla se hai altro a dir mentre son vivo.

E bench'io resti, senza me non vai:

ché 'l cor che già gran tempo in man te diedi

te vien seguendo et io rimango privo.