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By Michelangelo Buonarroti

Nuovo piacere e di maggiore stima

veder l'ardite capre sopr'un sasso

montar, pascendo or questa or quella cima,

e 'l mastro lor, con aspre note, al basso,

sfogare el cor colla suo rozza rima,

sonando or fermo, e or con lento passo,

e la suo vaga, che ha 'l cor di ferro,

star co' porci, in contegno, sott'un cerro;

quant'è veder 'n un eminente loco

e di pagli' e di terra el loro ospizio:

chi ingombra 'l desco e chi fa fora 'l foco,

sott'a quel faggio ch'è più lor propizio;

chi ingrassa e gratta 'l porco, e prende gioco,

chi doma 'l ciuco col basto primizio;

el vecchio gode e fa poche parole,

fuor dell'uscio a sedere, e stassi al sole.

Di fuor dentro si vede quel che hanno:

pace sanza oro e sanza sete alcuna.

El giorno c'a solcare i colli vanno,

contar puo' lor ricchezze ad una ad una.

Non han serrami e non temon di danno;

lascion la casa aperta alla fortuna;

po', doppo l'opra, lieti el sonno tentano;

sazi di ghiande, in sul fien s'adormentano.

L'invidia non ha loco in questo stato;

la superbia se stessa si divora.

Avide son di qualche verde prato,

o di quell'erba che più bella infiora.

Il lor sommo tesoro è uno arato,

e 'l bomero è la gemma che gli onora;

un paio di ceste è la credenza loro,

e le pale e le zappe e' vasi d'oro.

O avarizia cieca, o bassi ingegni,

che disusate 'l ben della natura!

Cercando l'or, le terre e ' ricchi regni,

vostre imprese superbia ha forte e dura.

L'accidia, la lussuria par v'insegni;

l'invidia 'l mal d'altrui provvede e cura:

non vi scorgete, in insaziabil foco,

che 'l tempo è breve e 'l necessario è poco.

Color c'anticamente, al secol vecchio,

si trasser fame e sete d'acqua e ghiande

vi sieno esemplo, scorta, lume e specchio,

e freno alle delizie, alle vivande.

Porgete al mie parlare un po' l'orecchio:

colui che 'l mondo impera, e ch'è sì grande,

ancor disidra, e non ha pace poi;

e 'l villanel la gode co' suo buoi.

D'oro e di gemme, e spaventata in vista,

adorna, la Ricchezza va pensando;

ogni vento, ogni pioggia la contrista,

e gli agùri e ' prodigi va notando.

La lieta Povertà, fuggendo, acquista

ogni tesor, né pensa come o quando;

secur ne' boschi, in panni rozzi e bigi,

fuor d'obrighi, di cure e di letigi.

L'avere e 'l dar, l'usanze streme e strane,

el meglio e 'l peggio, e le cime dell'arte

al villanel son tutte cose piane,

e l'erba e l'acqua e 'l latte è la sua parte;

e 'l cantar rozzo, e ' calli delle mane,

è 'l dieci e 'l cento e ' conti e le suo carte

dell'usura che 'n terra surger vede;

e senza affanno alla fortuna cede.

Onora e ama e teme e prega Dio

pe' pascol, per l'armento e pel lavoro,

con fede, con ispeme e con desio,

per la gravida vacca e pel bel toro.

El Dubbio, el Forse, el Come, el Perché rio

no 'l può ma' far, ché non istà fra loro:

se con semplice fede adora e prega

Iddio e 'l ciel, l'un lega e l'altro piega.

El Dubbio armato e zoppo si figura,

e va saltando come la locuste,

tremando d'ogni tempo per natura,

qual suole al vento far canna paluste.

El Perché è magro, e 'ntorn'alla cintura

ha molte chiave, e non son tanto giuste,

c'agugina gl'ingegni della porta,

e va di notte, e 'l buio è la suo scorta.

El Come e 'l Forse son parenti stretti,

e son giganti di sì grande altezza,

c'al sol andar ciascun par si diletti,

e ciechi fur per mirar suo chiarezza;

e quello alle città co' fieri petti

tengon, per tutto adombran lor bellezza;

e van per vie fra sassi erte e distorte,

tentando colle man qual istà forte.

Povero e nudo e sol se ne va 'l Vero,

che fra la gente umìle ha gran valore:

un occhio ha sol, qual è lucente e mero,

e 'l corpo ha d'oro, e d'adamante 'l core;

e negli affanni cresce e fassi altero,

e 'n mille luoghi nasce, se 'n un muore;

di fuor verdeggia sì come smeraldo,

e sta co' suo fedel costante e saldo.

Cogli occhi onesti e bassi in ver' la terra,

vestito d'oro e di vari ricami,

il Falso va, c'a' iusti sol fa guerra;

ipocrito, di fuor par c'ognuno ami;

perch'è di ghiaccio, al sol si cuopre e serra;

sempre sta 'n corte, e par che l'ombra brami;

e ha per suo sostegno e compagnia

la Fraude, la Discordia e la Bugia.

L'Adulazion v'è poi, ch'è pien d'affanni,

giovane destra e di bella persona;

di più color coperta di più panni,

che 'l cielo a primavera a' fior non dona:

ottien ciò che la vuol con dolci inganni,

e sol di quel che piace altrui ragiona;

ha 'l pianto e 'l riso in una voglia sola;

cogli occhi adora, e con le mani invola.

Non è sol madre in corte all'opre orrende,

ma è lor balia ancora, e col suo latte

le cresce, l'aümenta e le difende.