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Invidia ancor dispiasce al Crïatore,
perché uno invidioso duo mal fa:
primo si è che in tormento istà,
del ben che vede altrui e' n'ha dolore;
el sicondo è che non pensa al Signore,
che gli ha prestata la carnalità
ed hagli data tanta libertà
che esser può com'un altro il maggiore.
Non doverrebbe ignun ramaricarsi,
non possedendo d'esti ben del mondo,
ma debbasi più presto glorïarsi,
pensando che di là sarà giocondo
e potrà con quel galdio ristorarsi
che non fie transitivo o vagabondo.
Ché ciò ch'è in questo tondo
son cose vane, mancative e stolte:
chi te le presta alfin quel te l'ha tolte.