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By Simone Serdini

Valor move con senno qui principio,

fa capo e guida dello eterno Nomine,

però ch'egli è quel Domine

che rende, per onor di vita, grazia;

deh, noti quel che di virtù mancipio

vuol far di sé, po' che <'n> virtute spazia,

che di lei non si sazia,

tanto che spesso maraviglia fòmine.

Unde per cortesia, signori e dòmine

ch'avete in questo mondo gente a reggere,

vogliate che la somma Virtù guidivi

e ch'ogni vizio sfidivi.

Così potrete altrui e voi correggere,

avendo per moglier ferma Giustizia,

per sora la nimica di Pigrizia.

La virtù prima che 'n signor richeggasi

è ne' suo' fatti aver solicitudine

né per gran moltitudine

di cose superchievol troppo stendare;

e spesso spesso del futur proveggasi.

E questo è quel che fa le terre prendare

e 'l tempo bene spendare

a qual non curi perché spesso sudine,

né rompersi per dar su nell'ancudine,

s'egli è signor che si senta grand'animo;

ma star di par a grande onor solicito

e operar lo licito,

sempre acquistando con valor magnanimo.

Ma quel ch' i' vo' che più, signor, ricordine,

si è guidare ogni impresa con ordine.

Adorni ancor signor Giustizia nobile,

quella che sòl con volto d'òr dipignersi,

e sòl per lei costrignersi

rapacità, errori e gran pericoli:

quest'è da posseder per ricco mobile.

E a ciascun signore, insomma, dicoli

che quanto sarà amìcoli

tanto potrà d'onore e pregio cignersi.

Deh, non voglia il signore in questo infignersi,

ma renda al leal servo giusto premio,

e a chi pensa seminare scandalo

sì con giustizia spandalo

ch'agli altri rei ne mostri il largo gremio.

Così potrà regnar con gran vittoria

e sempre mai di lui serà memoria.

Ami il signore il sottomesso populo;

dove bisogna, mostrisi magnifico,

giucando stia letifico,

all'un ridendo, e all'altro inchinandosi.

E non sostegna di malizia scropulo,

ma sotto buona guardia rifidandosi,

a suo' suggetti dandosi,

con bei costumi far signor mirifico.

E questo è quel che 'l fa tanto fruttifico

co' sottoposti, che diventan umili

e veri amici, poi che senza ingiuria

vengon, signore, in curia.

Ma pur, s'el bisognasse, alquanto schiùmili:

però facci il signor ch'al cor degli òmini

nissuna cosa vil sia che l'abòmini!

Verità, senno, amore e temperanzia,

cortesia, umiltà senza discordia,

buona pace e concordia

belle risposte e providenza sùbita,

lassar lo suo <a> ciascuno ad abondanzia,

leale e san consiglio quando dubita,

non troppo alzar le cubita,

per un gran bene aver misericordia,

voglion regnare nel signor ch'esordia.

Da poi che tien di signoria la sedia,

metta le sopradette cose in pratica,

né mai gente volatica

vogli né ami, perché troppo attedia.

Però chi vuole a gran signore intendere,

convien da quello a cui ben coglie imprendere.

Chiese, pupilli, pulzellette e vedove,

e molti antiqui e spezialmente i poveri

vo' che 'l signor ricoveri

di grazia, di ragione e di pecunia.

Ma quando il signore alto fïe dove

si converrà, sì ben suo terren munia

che signoria non scunia

prima che <i> finiti anni non annoveri.

Non facci stare i suoi soldati scioveri,

anzi dia lor fatica ben pagandoli;

onori i cittadin degni di merito,

ricordi il ben preterito,

con dolce amor sicondo il grado amandoli.

Così potrà la gente sottomettare,

s'egli attien quel ch'adducesi a promettare.

Per l'universo, canzon, vecchi e giovane

cercando va signori, e lì inginòcchiati,

e quando alcuno adòcchiati,

a quel sorride che <d'> udirti giovane;

e qual ti vuole udire e non dare opera,

ridine prima e poi da lui ti sciopera!