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Gentil mio caro, onorato Bastiano,
s'io non vi dissi innanzi alla partita
dove o in qual parte, dappresso o lontano
fusse per questa volta la mia gita,
sappiate adunque ch'io sono a Ligliano
in una villa d'ogni ben fornita,
la più vaga per certo, e la più bella
che vegga il sole in questa parte o in quella.
Sopra un ritondo e lieto monticello,
che porge meraviglia a chi lo guata,
la casa è posta a guisa di castello
di molte belle e ricche stanze ornata.
Dagl'inlati e d'intorno ha un pratello
con un vïottol, ch'è lungo un'occhiata.
Udite caso incredibile e strano,
voi sete in poggio, e parvi essere in piano.
Ha dietro un orto volto a mezzo giorno,
che tiene un quadro di palazzo appunto,
cinto di mura tutto intorno intorno,
molto ben compartito e bene in punto,
d'erbe e di piante e di buon frutti adorno,
come se gli conviene appunto appunto,
ed or ci sono e vesciole e piselli
e carciofi e scalogni freschi e belli.
Nel domestico i campi lavorati
con ordine son tutti, e con misura;
nel salvatico poi boschetti e prati
pieni si veggon di fresca verzura:
siepe, ombre, fonti, burroni e fossati,
là dove il gregge lieto si pastura,
ove leprette, damme e caprioli
vanno scherzando pargoletti e soli.
Per uccellar, non una frasconaia,
ma due e tre ce ne son tanto buone,
che i tordi ci si pigliano a migliaia,
come fede puon far mille persone.
Per beccafichi dopo una ragnaia,
che non si può trovarle paragone,
posta in una valletta tanto amena,
che d'ogni tempo d'uccelletti è piena.
Ma dove ho io lasciato il paretaio,
di passatempo e di molto piacere?
Che il meno il men ne piglia un centinaio,
per che il più bel non si può mai vedere.
La chiesa ha presso, e vicino il beccaio,
che fanno il corpo e l'anima godere;
ben che d'uccei, di pippioni e di polli
ci starien sempre cent'uomin satolli.
E chi si dilettasse di cacciare,
bei cani e molte lepri sempre trova,
e contadin ci son, che per bussare
fan sempre e per vederle ottima prova:
non vi dirò nïente del pescare,
per ch'alla luna vecchia ed alla nuova
si piglia per fossati e fiumicelli,
anguille, ghiozzi, granchi e pesciatelli.
Ecci ancora il paese accomodato
per chi volesse far volare uccelli,
e le starne ci sono in ogni lato
a branchi quasi come gli stornelli.
L'aer c'è poi benigno e temperato,
tal che di Fiesol più non si favelli
poi che sane e gagliarde le persone
ci stanno sempre per ogni stagione.
La vicinanza è dopo buona e bella,
tutte genti da bene ed onorate,
per che il paese vago dell'Antella
non è da vili o povere brigate.
Se voi volete, Bastian mio, vedella,
a visitare il compar vostro andate,
per che la stanza ch'io lodo e vagheggio,
Calandro innanzi, e di dietro ha Lappeggio.
A questa villa, a sì ricca magione,
a sì bel luogo e bene accomodato,
ceda Montughi e ceda l'Uguccione,
ceda lo Strozzo, il Sassetto e 'l Salviato,
vadano e Baroncelli al badalone,
e Rovezzan si tiri da un lato;
mettasi a monte Monte del Pianciatico,
per che presso a Liglian parria salvatico.
Dalla città lontana quattro miglia
è questa villa, o poco più o meno:
quivi si vede quella maraviglia,
che non ha par dall'Indo al mar Tirreno,
la cupola vo' dir, che sol somiglia
se stessa, e 'l campanil, ch'al ciel sereno
alza la cima, a cui, com'è ben diritto,
s'inchinan le piramidi d'Egitto.
Della gran casa, che Fiorenza onora,
nacque il padrone, e nome ha Raffaello;
quasi fanciullo può chiamarsi ancora,
ma più ch'altri mai fussi onesto e bello.
Uomini e donne ognun se ne innamora,
per che par proprio un'angelo a vedello:
tante ha dal cielo avuto grazie e doni;
ma della cortesia non si ragioni.
Or dov'io son, largamente v'ho detto,
e più che mai felice e lieto vivo,
Bastian mio caro, e con gioia e diletto
prose e versi all'usanza canto e scrivo.
Volesse lui, ch'il mio basso intelletto
alza alle stelle d'ogni viltà privo,
in qualche degna impresa affaticarmi
che forse in pregio un dì sarien miei carmi.