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By Anton Francesco Grazzini

Gentil mio caro, onorato Bastiano,

s'io non vi dissi innanzi alla partita

dove o in qual parte, dappresso o lontano

fusse per questa volta la mia gita,

sappiate adunque ch'io sono a Ligliano

in una villa d'ogni ben fornita,

la più vaga per certo, e la più bella

che vegga il sole in questa parte o in quella.

Sopra un ritondo e lieto monticello,

che porge meraviglia a chi lo guata,

la casa è posta a guisa di castello

di molte belle e ricche stanze ornata.

Dagl'inlati e d'intorno ha un pratello

con un vïottol, ch'è lungo un'occhiata.

Udite caso incredibile e strano,

voi sete in poggio, e parvi essere in piano.

Ha dietro un orto volto a mezzo giorno,

che tiene un quadro di palazzo appunto,

cinto di mura tutto intorno intorno,

molto ben compartito e bene in punto,

d'erbe e di piante e di buon frutti adorno,

come se gli conviene appunto appunto,

ed or ci sono e vesciole e piselli

e carciofi e scalogni freschi e belli.

Nel domestico i campi lavorati

con ordine son tutti, e con misura;

nel salvatico poi boschetti e prati

pieni si veggon di fresca verzura:

siepe, ombre, fonti, burroni e fossati,

là dove il gregge lieto si pastura,

ove leprette, damme e caprioli

vanno scherzando pargoletti e soli.

Per uccellar, non una frasconaia,

ma due e tre ce ne son tanto buone,

che i tordi ci si pigliano a migliaia,

come fede puon far mille persone.

Per beccafichi dopo una ragnaia,

che non si può trovarle paragone,

posta in una valletta tanto amena,

che d'ogni tempo d'uccelletti è piena.

Ma dove ho io lasciato il paretaio,

di passatempo e di molto piacere?

Che il meno il men ne piglia un centinaio,

per che il più bel non si può mai vedere.

La chiesa ha presso, e vicino il beccaio,

che fanno il corpo e l'anima godere;

ben che d'uccei, di pippioni e di polli

ci starien sempre cent'uomin satolli.

E chi si dilettasse di cacciare,

bei cani e molte lepri sempre trova,

e contadin ci son, che per bussare

fan sempre e per vederle ottima prova:

non vi dirò nïente del pescare,

per ch'alla luna vecchia ed alla nuova

si piglia per fossati e fiumicelli,

anguille, ghiozzi, granchi e pesciatelli.

Ecci ancora il paese accomodato

per chi volesse far volare uccelli,

e le starne ci sono in ogni lato

a branchi quasi come gli stornelli.

L'aer c'è poi benigno e temperato,

tal che di Fiesol più non si favelli

poi che sane e gagliarde le persone

ci stanno sempre per ogni stagione.

La vicinanza è dopo buona e bella,

tutte genti da bene ed onorate,

per che il paese vago dell'Antella

non è da vili o povere brigate.

Se voi volete, Bastian mio, vedella,

a visitare il compar vostro andate,

per che la stanza ch'io lodo e vagheggio,

Calandro innanzi, e di dietro ha Lappeggio.

A questa villa, a sì ricca magione,

a sì bel luogo e bene accomodato,

ceda Montughi e ceda l'Uguccione,

ceda lo Strozzo, il Sassetto e 'l Salviato,

vadano e Baroncelli al badalone,

e Rovezzan si tiri da un lato;

mettasi a monte Monte del Pianciatico,

per che presso a Liglian parria salvatico.

Dalla città lontana quattro miglia

è questa villa, o poco più o meno:

quivi si vede quella maraviglia,

che non ha par dall'Indo al mar Tirreno,

la cupola vo' dir, che sol somiglia

se stessa, e 'l campanil, ch'al ciel sereno

alza la cima, a cui, com'è ben diritto,

s'inchinan le piramidi d'Egitto.

Della gran casa, che Fiorenza onora,

nacque il padrone, e nome ha Raffaello;

quasi fanciullo può chiamarsi ancora,

ma più ch'altri mai fussi onesto e bello.

Uomini e donne ognun se ne innamora,

per che par proprio un'angelo a vedello:

tante ha dal cielo avuto grazie e doni;

ma della cortesia non si ragioni.

Or dov'io son, largamente v'ho detto,

e più che mai felice e lieto vivo,

Bastian mio caro, e con gioia e diletto

prose e versi all'usanza canto e scrivo.

Volesse lui, ch'il mio basso intelletto

alza alle stelle d'ogni viltà privo,

in qualche degna impresa affaticarmi

che forse in pregio un dì sarien miei carmi.