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"Fortuna", Io dissi, "e volo e mano arresta,
C'hai la fuga e la fe' troppo leggiera:
Quel, che vesti il mattin, spogli la sera;
Chi Re s'addormentò, servo si desta."
Rispose: "È morte a saettar sì presta.
Sì poco è il ben; tant'è lo stuol che spera,
Che acciò n'abbia ciascun la parte intiera,
Convien ch'uno io ne spogli, un ne rivesta."
Poi dissi a Clori: "Almen tu sii costante,
Se non è la fortuna; e amor novello
Non mostri ogn'ora il tuo favor vagante."
Rispose: "È così raro anco il mio bello,
Che per tutta appagar la turba amante,
Convien ch'or sia di questo, ora di quello."