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Se a ciò che meritar può la mia rima
Farà, chi m'odia, malignando frode,
In mia ragion non perderò la stima
Di me, che cerco, ben oprando, lode.
Né, se avverrà che in petto amico imprima
Pregio di sé, tal ch'ei l'additi e lode,
Io crederò dell'erto colle in cima
Poggiar là, dove eterno onor si gode.
Non parlo Io così già perché lo sprone
Dolce di Gloria al cor non senta, o il fero
Morso d'Invidia, ch'a Virtù s'oppone;
Ma perché so ch'erra l'uman pensiero,
Se d'un tal suo giudicio è sol cagione
L'Odio o l'Amor, che mai non disser vero.