7 (199)
O di virtute amica luce, e bella,
Che siedi al fren della mia mente, o rendi
Ogni mia voglia alla ragione ancella,
O parti, e lascia il cor, se nol difendi;
Ché sebben tu, quasi benigna stella,
Sul desir cieco i vivi raggi stendi,
Pur crescendo l'interna aspra procella,
Col tuo don non mi giovi, anzi m'offendi.
Men grave fora all'Alma mia smarrita
Tra fosco accolta, e periglioso orrore
Incontrar morte, e non conoscer vita.
Che valmi il tuo splendor senz'altra aita,
Se tratta pur dal mal usato ardore
Seguo il mio error, dell'error mio pentita?