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Qualor dell'Oceano i flutti annera
Cinto di nembi Aquilonar tempesta,
Nel misero nocchiero orror si desta,
Né sa se il legno a gli urti regga o pèra.
E vie più teme, poiché lusinghiera
Luce non splende in quella parte o in questa;
Ma sol l'aria veggendo atra e funesta,
Né pur dal suo valor soccorso ei spera.
Così mia nave vacillante io scerno:
Signor, tu porgi aita. Il tempo è corto,
Grave il periglio e il precipizio eterno.
E mentre prese il troppo obliquo e torto
Calle, ed arte non ha, guida e governo,
Dubbiando io vo, s'ella più giunga al porto.