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Vago augellin, che da lacciuolo o rete,
A cui fu colto, per gran sorte uscìo,
Timido vola al colle, al bosco, al rio,
Cercando l'ombre più riposte e quete;
Poi tra le fronde più spesse e segrete
Ogni cura e timor lascia in obblio,
E dell'aure e dell'onde al mormorio
Tempra le note sue soavi e liete.
Tal io sottratto al laccio empio d'Amore
Fuggo ogni calle, ov'è vestigio impresso,
Dipinto di sospetto e di timore:
Ma, ahi ch'io pur mi traggo il giogo appresso;
Ché la speme e 'l desio pur ho nel core,
E altrui posso fuggir, ma non me stesso.