7 (467)
Questo pianto, o Signor, che in larga vena
Dal cuore or sorge ad allagarmi il ciglio,
Frutto è d'Amor, che a' piedi tuoi mi svena,
Non che di speme o di timor sia figlio;
Né piango io già, perché al fallir fia pena
Dal tuo bel regno un sempiterno esiglio;
Né, perché di tormenti orrida scena
Laggiù m'aspetti, al ben oprar m'appiglio.
Se pena fosse all'amor mio l'Inferno
E 'l Ciel mercede a gli empj affetti e rei,
Sconvolto il tuo sublime alto governo,
Vie più fido e costante io t'amarei,
Perché in amarti ogni mio senso interno
Ama non quel che pòi, ma quel che sei.