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By Auteur inconnu

Dettico mio, che per l'alpestre e duro

Giogo d'onor, qual fida scorta, innanzi

A noi cammini, e quanti al Mondo furo

In chiara fama, alto poggiando, avanzi,

Volgiti indietro al tenebroso impuro

Mondo, e mira quai larve e qual vi stanzi

Nequizia, e come ancor l'empio Epicuro

Viva, e nel fango or si nutrichi, or danzi,

E di profani immenso stuol con ello

Virtù soverchi, e ponga in alta sede

Il senso, di ragion servo e rubello.

Or tu, cui da' primi anni Apollo diede

Sì forte incontro a gli empj aspro flagello,

Sferza d'intorno, e non usar mercede.