7. Amor voglio blasmare.
Amor voglio blasmare
che non m'à dato aiuto,
nè nes<s>uno conforto
a la mia disïanza,
c' avea per aquistare
voi, donna, che feruto
m'avete, ond'i' son morto
se più mi 'ngegna amanza,
che m'à così 'ngan<n>ato
più che nul<l>'altro amato
che gioi di donna avesse
se non quanto piacesse,
e tenesse, - regendo lo suo aunore,
per aver lo megliore, - e non volesse,
sì como non vols'eo,
ch'in parte compimento.
Avere potti gioi
di voi, madonna mia,
credendo aver lo meo
compiuto piacimento,
pentendomende poi,
perdendo ciò c'avia.
Così m'è adivenuto
come a l'om c'à dormuto,
che si sogna vedere
tut<t>o lo suo volere
e tenere - si pensa ciò che bole;
poi si risveglia e dole - e non può avere.
Doglio como perdente,
che si pena trovare
la cosa c'à perduta,
se la pote invenire;
e quel che n'è tenente
n'è cura d'affan<n>are,
però che 'n sua tenuta
ave tutto suo ambire.
Eo, che perdeovi, chero
voi, donna, c'ancor spero
avere in mia balìa
sì come aver solìa;
e vorria - quelli che ci 'ncolparo
perissoro a lo caro - de che sia.
Chi 'ntra noi partimento
si 'ntramise di fare
agia da Dio tal guerra
che non apara piui;
così come lo vento
la polver fa levare
che face de la terra,
sì divegna di lui.
No le sia più marito,
moia non sopellito;
chi da gioia e diporto
ne levao e conforto
sïa morto - come gli ò profetato;
vile troante, a lato - boc<c>hi torto.